

VITERBO – (b.b.) Uno sgarbo in campo. Una gomitata. Poi un pugno in piena faccia di risposta. All’arrivo di tutti i giocatori dalla panchina e dei tifosi dagli spalti non passano che pochi minuti. Sul rettangolo verde è rissa.
Sta per finire il primo tempo della partita tra il Celleno e il San Martino, per il campionato juniores, stagione 2008/2009. Pochi minuti e l’arbitro avrebbe fischiato l’intervallo: il giovane V.D. colpisce con un gomitata il suo avversario L.A.: ''Un gesto di certo non accettabile, ma non così estraneo al calcio – commenta il difensore del ragazzo, De Santis – il confronto fisico ci sta e viene, di norma, punito con una sanzione sportiva, un’espulsione''.
Non è di certo questo il caso. L.A. non ci sta, si gira e sferra un pugno in pieno volto all'avversario. Una reazione forte che innesca la violenza a catena di tutti i presenti: un parapiglia generale.
Il padre di V.D., appena colpito, interviene, cerca di aiutarlo, ma dal campo di calcio alle aule di tribunale il passo è breve. Oggi è imputato assieme al figlio e, con lui, si trova a rispondere dell’accusa di rissa.
''Il reato non sussiste: l’azione non ha alcun rilievo penale, tutto si poteva e doveva risolvere nell’ambito sportivo. Tra l’altro, nel parapiglia generale, anche i miei assistiti hanno subito colpi e pugni'', conclude l’avvocato.
La condanna del giudice Silvia Mattei è simbolica: due mesi ciascuno – pena sospesa – e il pagamento di tutti le spese processuali.