


VITERBO - 2008: facevano ingresso nelle case degli italiani, già da diverso tempo, i tanto ventilati forni a microonde: beh, il gioco di parole non è soltanto sulle modalità di cottura offerte, ma risiede anche nell’attrazione per le tecnologie evolutive, capaci di velocizzare azioni altrimenti oziose.
Non che sobbollire del riso sia per forza macchinoso, anzi, talvolta risultano essere più energivori i passatempi digitali che ci assorbono: contenendo il nostro entusiasmo per la vita reale, possono allontanarci da semplici gesti e momenti di planning che strutturano il nostro vissuto.
O forse, con un’accezione marcatamente sensoriale, lo colorano, senza sottrarci ad apparenti impedimenti, invero frammenti di vita conviviale, personale e domestica da non ghettizzare con superbia.
Riso Scotti Rapid (2008) - https://www.youtube.com/watch?v=yCL8KCWfRK8
Gerry Scotti, però, nell’anno menzionato all’inizio, sapeva bene che i popoli mediterranei amano la cucina e ne rimangono affascinati, soprattutto se coinvolti emotivamente da innovazioni ancora in rodaggio: con il lancio di Riso Scotti Rapid, che in questo spot è nel formato Basmati, vediamo un vermiglio cappello da chef schizzargli via dalla testa, per richiamare le più ruggenti competizioni automobilistiche.
È immediatamente inquadrata la bustina di riso Rapid nel microonde, pronta in 2 minuti – una qualità manifesta del prodotto e non sommessamente sussurrata, nonostante le formule istantanee di questo tipo fossero nuove – e da adagiare nella padella con ingredienti che sorridano al cuore, allo stomaco e a regimi alimentari salutistici. L’assenza di sottofondo musicale è una scelta entusiastica e consapevole, mutuata dai toni rilassati e confidenziali con cui gli spot dei tempi fidelizzavano i consumatori.
L’attenzione alla pietanza equilibrata e a un suo consumo arricchito da altro era ancora una prospettiva immaginaria: il riso è dato in pasto ai nostri riflettori sociali esattamente al naturale, senza un condimento riconoscibile. Complice il riserbo generazionale, giovanile e dei più grandi, sulla propria vita alimentare condivisa, si tendeva ancora a esaltare piatti sgombri da ingredienti calorici, in una controtendenza che estrometteva snack e bevande del decennio appena precedente.
Riso Scotti “Apri, Scalda e Gusta come vuoi!” (2026) - https://www.youtube.com/watch?v=yBQs-SYdHAs
Diciotto anni dopo, nel 2026, la parola è finalmente concessa a volti attoriali meno noti, tutti in età giovanile o appena adulta e con l’innata dote di tradire benessere: un riso da esplorare, da condire a piacimento e con cui stimolare la fantasia individuale diventa il leitmotiv programmatico del nuovo tracciato promozionale di Scotti. La formula della cottura è più o meno la medesima, divisa tra la padella (quasi surclassata) e il fidato microonde di casa o dell’ufficio.
Sul packaging del prodotto, difatti, vi è l’esortazione “Apri, Scalda e Gusta come vuoi!”, ormai identity costitutiva dello stesso e in un’invitante matching tra due font. La sua distribuzione nello spazio è ugualmente appetibile.
L’incipit, affidato a una presenza femminile, è “Questo riso non te lo consiglio”: le motivazioni, successivamente snocciolate con ironia, riguardano la bontà comprovata del prodotto e l’incapacità di rinunciarvi, in una climax sorprendente e velatamente beffarda verso i claim altisonanti e senza l’apporto della persona.
Insomma, quello iniziato da Scotti è un percorso intenso e motivante per ogni azienda: si può essere aperti al cambiamento, ma si deve ridimensionare la sua entrata a gamba tesa, favorendo il blend ideale tra concetti fiammanti e sentimenti autentici e vivaci.