

VITERBO – (An. Ar.) Dal lavoro i segnali più incoraggianti (grazie al Jobs Act, ma con un taglio particolare), ma il tempo sembra volgere al bello anche per altri fattori, anche se con numeri meno prepotenti. Questo emergenza dall'indagine congiunturale di Federlazio, relativa al secondo semestre del 2015 e che ha coinvolto 350 piccole e medie imprese della regione, 46 delle quali nella Tuscia. L'analisi è stata presentata stamani dal presidente provinciale Gianni Calisti e dal direttore Giuseppe Crea nella sede di Federlazio in via Sacchi.
E alla fine la Tuscia cresce, anche se più piano rispetto alle altre province del Lazio (Roma, per dire, è al 2 per cento), ma sta meglio di Rieti, l'unica in calo, e che calo: -13 per cento.
Sull'occupazione, come detto, e sull'ordinativo del mercato interno i dati più incoraggianti, mentre tiene l'export nell'Unione europea cresce e quella fuori dall'Europa è variegata, con dati positivi in certi casi, e meno in altri (tipo verso la Russia, con l'embargo in atto). Si è stabilizzato l'andamento positivo del fatturato, e anche dove si trova qualche segno meno va interpretato in un modo positivo, perché viene mitigato all'incremento delle risposte di stabilità.
Ma veniamo al lavoro. L'incremento dell'organico è passato dal più 15.4 per cento dei primi sei mesi del 2015 al più 31.8 per cento del secondo semestre: ''Sì, è merito del Jobs Act – spiega il direttore Crea – Non in quanto tale ma soprattutto perché a dicembre scadevano gli incentivi previsti dalla legge, e dunque l'impennata si può spiegare così''. Ma il direttore Calisti, che è anche uno stimato industriale ceramico a Civita Castellana, racconta: ''Personalmente nella mia azienda ho assunto. Non so se assumerò anche nel 2016, molto dipenderà anche dalla domanda, ma se le cose continueranno così penso di sì, assumerò ancora''.
Dati del lavoro che trovano riscontro anche nel calo della cassintegrazione: ''Le aziende che vi hanno fatto ricorso sono diminuite quasi del 5 per cento – spiega il funzionario Adducci – Un calo che nella Tuscia è del 53.5 per cento (il dato italiano è di meno 41 per cento, quello del Lazio -92.3 per cento, ndr). Si è impennata però la cassintegrazione in deroga, che nel secondo semestre del 2015 ha fatto registrate un aumento del 129 per cento, ricollegabile però alla diminuzione di quella ordinaria. Quando le aziende non possono più accedere ai benefici di questa, e se permangono le difficoltà, subentra la straordinaria''. Cala anche la cassa in deroga (-41.9 per cento) alla quale si rivolgono le realtà più piccole, fino a nove dipendenti.
Calano di poco (-2.2 per cento) anche gli investimenti, ''ma il dato resta positivo rispetto 2014'', dice crea. E per certificare che le sensazioni restano comunque buone, ecco le risposte alle domande generiche che Federlazio ha posto alle 46 aziende interpellate per questa congiunturale. Le maggiori problematiche, per le piccole e medie imprese, sono l'insufficienza della domanda (lo dice il 25.8 degli intervistati) e i ritardi nei pagamenti dei privati (risponde così il 28 per cento). Sulla crisi, addirittura il 63.6 per cento ritiene che si intraveda la luce in fondo al tunnel (nel primo semestre lo pensava soltanto il 38.5 per cento). La pressione fiscale e i costi del lavoro restano i maggiori vincoli alla competitività, almeno secondo gli imprenditori.
''Finalmente le piccole e medie imprese mostrano segnali di reazione – conclude il presidente Calisti – mettendo da parte le strategie di difesa e di emergenza e cercando di reagire''.