



FABRICA DI ROMA - I segreti celati dal tempo dell’antica città di Falerii Novi sono stati riportati alla luce grazie agli scavi recentemente conclusi dal team internazionale della British School at Rome, l’Università di Toronto, l’Università di Harvard, l’Università degli Studi di Firenze e l’Università di Ghent.
I risultati di questa importante campagna di scavo sono stati presentati ieri presso la Chiesa Santa Maria in Falerii, alla presenza del sindaco di Fabrica di Roma, Claudio Ricci, e del Prefetto Antonio Cananà, unitamente a tutto il team di giovani ricercatori che, come ha sottolineato il primo cittadino:”ha lavorato instancabilmente anche in condizioni climatiche avverse e grazie al loro impegno sono riusciti a riportare alla luce beni archeologici di inestimabile valore, che vanno ad arricchire ulteriormente il nostro territorio. Per questo – ha sottolineato il sindaco – non mi stancherò mai di attenzionare il governo, in primis il ministro Franceschini, per far si che possa venire un giorno a visitare il nostro territorio ricco di arte e cultura”.

Quattro settimane di lavoro, un progetto iniziato alla fine di maggio, e un arrivederci al prossimo anno. Trenta ragazzi da ogni parte del mondo hanno scelto di studiare tre zone di scavo abitative (spazi urbani). La prima: il Macellum, dove sono stati rinvenuti strumenti per la macellazione, datata all’incirca intorno al quarto secolo dopo Cristo. E’ presente anche una tubatura d’acqua, il che fa presupporre una ristrutturazione sicuramente più recente.

Il Macellum
Una Domus, che da un’idea del tessuto residenziale della città. Storicamente la Domus era una casa appartenente a ricchi aristocratici. In questo caso sono stati ritrovati oggetti di lusso risalenti al 5°secolo d.C., mentre parte della costruzione pare sia collocabile al periodo medievale, frutto di successive ricostruzioni.

Infine, la Porta Sud, nel settore sud-periferico dell’area urbana, la cui collocazione è stata studiata rispetto alla Via Amerina. Si tratta di uno scavo molto ampio (225mq) a cui si è lavorato in profondità. Anche in questo caso sono stati rinvenuti numerosi reperti in ceramica, la maggior parte dei quali risalenti all’epoca medievale e del tardo antico.
Gli scavi sono stati condotti su concessione rilasciata dal ministero della Cultura, sotto l’egida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e dell’Etruria Meridionale e grazie alla disponibilità fornita da Gianluca Mancini, proprietario del terreno. I lavori di scavo sono stati diretti dal prof. Stephen Kay (British School at Rome), Seth Bernard (Università di Toronto), Meg Andrews e Adeline Hofflinck (Università di Harvard e Ghent), Beatrice Fochetti e Emlyn Dood (British School at Rome).
