


VITERBO - Potenziare le rinnovabili, ma risparmiando i terreni agricoli: ''Io – ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani al settimanale L'Espresso - sono per realizzare questi impianti nelle aree industriali dismesse e per sostenere l’agrifotovoltaico, cioè per far diventare le aziende agricole autosufficienti sul consumo energetico attraverso pannelli sulle stalle e sui capannoni: non a caso abbiamo messo quasi 2 miliardi di euro di incentivi in questo preciso settore''.
Le parole di Cingolani sono musica per le orecchie delle associazioni ambientaliste della provincia di Viterbo, che nei mesi scorsi hanno organizzato sit in e iniziative contro l'avanzata del fotovoltaico: in tutta la Tuscia sono stati presentati 52 progetti per un totale di 4mila ettari, una ventina di questi hanno già ricevuto l’ok nonostante il parere negativo della Sovrintendenza. Inoltre la Tuscia, secondo l’ultimo rapporto Snpa (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente), è la settima provincia per consumo di suolo pro capite. è di 2,19 metri quadrati per abitante, più del doppio della media nazionale (0,87) e addirittura il triplo di quella regionale (0,75).
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Le dichiarazioni di Cingolani appaiono in un articolo che parla dell'impatto degli impianti industriali per la produzione di energia da fonti rinnovabili sulla produzione agricola e sul paesaggio. ''Una trasformazione - dice Italia Nostra - che rischia di stravolgere asset importanti dell’economia italiana ma soprattutto di condannare all’oblio luoghi celebrati per la loro bellezza. Con lo stravolgimento del paesaggio rischia di evaporare una ricca fetta del nostro Pil collegato alle attività connesse al turismo e al settore agroalimentare, che ha un valore pari al 25 per cento del Pil. Italia Nostra insieme ad altre 15 associazioni ha chiesto al governo di individuare le superfici e le aree idonee e non idonee per gli impianti da fonti rinnovabili guardando al minimo impatto sull’ambiente, sul territorio e sul paesaggio. Ad oggi non sono arrivate le risposte''.
''Negli ultimi mesi – scrive l’Espresso - sono arrivate centinaia di domande per realizzare grandi impianti: oltre duecento solo in Sicilia (la regione con la maggiore esposizione solare nel giorno), cento in Sardegna, settanta in Veneto, una cinquantina in Puglia e Calabria, altrettante nel Lazio''. Di queste ultime, la quasi totalità riguardano la Tuscia. L'Espresso ricorda che di recente è stata votata in Consiglio regionale una moratoria fino al 2022 a nuove autorizzazioni ''dopo che alcune zone, come quella del Viterbese, sono state già riempite di pannelli fotovoltaici'.
''Di certo – afferma Cingolani - c’è che dobbiamo potenziare le rinnovabili, altrimenti tutto il resto diventa un sogno. Dobbiamo stare dentro gli accordi di Parigi e non abbiamo né esiste un piano B. Qui se cominciano a dire 'no nel mio giardino o nel mio territorio' sbagliamo di grosso. Detto questo, purtroppo i piani di localizzazione delle aree dipendono non solo dalle Regioni, ma anche dalle mappe solari e del vento. Adesso accerteremo con le varie Regioni lo stato dell’arte sapendo bene che occorrerà molta attenzione''.