

Prigioniero per un giorno: «il più lungo della mia vita», dice l’ostaggio, che è proprietario di un garage a Valle Aurelia. L’uomo, 60 anni, è stato rapito da un bandito mascherato: un sequestro lampo. Il garagista è riuscito a liberarsi ventiquattro ore dopo, i carabinieri danno la caccia al sequestratore. Domenica mattina il garagista è al lavoro, con lui c’è l’aiutante romeno: i clienti entrano nell’autorimessa, prendono la macchina e vanno via in fretta.
Tutto sembra tranquillo come al solito, ma all’improvviso nel garage irrompe un uomo col volto coperto: è armato, il garagista e l’aiutante forse pensano che sia un rapinatore. Lo sconosciuto agisce in fretta, colpisce il romeno alla testa con il calcio della pistola e dice al garagista lo porterà via con sé. Vuole soldi, tanti, e scrive un biglietto al computer indirizzato alla moglie dell’ostaggio. Le frasi sono sgrammaticate, dicono che l’uomo sarà rilasciato solo dopo che sarà pagato il riscatto di 500.000 euro.
Il bandito lega il prigioniero mani e piedi e lo fa entrare nel portabagagli. Poco più di un’ora dopo l’auto si ferma in una campagna, il sequestratore benda la vittima e la fa camminare fino ad un casolare. Una volta dentro dice all’ostaggio di distendersi sul letto e lo lega. La prigione si trova in un campo di Sabaudia, ma il prigioniero non può vedere il luogo dove è stato portato.
Nel garage il romeno ha ripreso i sensi e ha fatto scattare l’allarme, la macchina investigativa è in moto: i carabinieri istituiscono posti di blocco ovunque, con gli elicotteri sorvolano i dintorni di Roma, mentre squadre di militari setacciano con i cani le campagne della Regione. Gli investigatori del Nucleo di via In Selci, guidati dal colonnello Lorenzo Sabatino, sanno che al rapitore deve arrivare un segnale forte, è importante che il bandito sappia di essere circondato e di non avere scampo. Nel casolare di Sabaudia il sequestratore parla con il prigioniero, gli dice di stare calmo, che lui vuole soltanto i soldi.
Il riscatto. «Continuava a ripetermi che appena avrebbe incassato i soldi del riscatto sarei stato liberato - ha raccontato il garagista - ma avevo una paura folle, pensavo alla mia famiglia, e all’angoscia che stava vivendo. Di quell’uomo non saprei dire nulla, non ho mai visto la sua faccia, ed è stato sempre attento a non fare passi falsi. Non saprei neppure dire se ha dei complici. Ricordo solo che il tempo passava e lui diventava sempre più nervoso. Perché sentiva il rumore degli elicotteri sopra la casa, aveva capito che tutta la zona era piena di carabinieri. Diceva che ce ne erano troppi. Ad un certo punto si è avvicinato al letto ed ho come l’impressione che mi abbia allentato i lacci».
Nella notte il bandito lascia il casolare, il garagista non sa perché lo abbia lasciato da solo, ma incomincia ad armeggiare con i lacci, fino a che i nastri si allentano talmente tanto da sciogliersi. Il garagista è libero, si alza dal letto, nella prigione non c’è nessuno, di corsa si allontana nella campagna. Cerca aiuto, vede un altro casolare, i proprietari lo fanno entrare, l’uomo chiama la moglie e il 112.
In tutta la Regione è caccia al rapitore: gli inquirenti non escludono però che dietro il sequestro del garagista ci sia una vera e propria banda. Gli investigatori ritengono poco probabile che un uomo possa organizzare e gestire da solo un sequestro di persona.
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