

VIGNANELLO – Con una banale scusa avrebbero attirato all’interno di un capannone due dei loro dipendenti, poi, sicuri che fossero gli autori del furto appena subito, li avrebbero minacciati con una pistola, picchiati e rinchiusi per due ore all’interno di una botola scavata nel terreno.
Per i due uomini alla sbarra con le accuse di minacce, lesioni e sequestro di persona sono arrivate le richieste di condanna: un anno e otto mesi per uno, il titolare dell’azienda di Vignanello, attiva nel campo della falegnameria, e un anno e due mesi per il suo presunto complice.
A subire la mattanza, nella notte del 23 gennaio del 2017, due dipendenti, ritenuti responsabili del furto di attrezzi agricoli e motoseghe subito nella notte precedente. D’altronde, come spiegato in aula dagli stessi imputati, ‘’Erano gli unici a sapere dove si trovassero le chiavi dei capannoni e del furgone. E sulle porte non c’erano segni di scacco’’.
Prova certa della loro responsabilità. E la voglia di farsi giustizia da soli.
''Era sera quando ci hanno chiamato, ci hanno detto di raggiungerli ai capannoni. E così abbiamo fatto – hanno raccontato G.D. e W.B., ascoltati in aula come persone offese - Ci hanno fatto inginocchiare, minacciandoci di morte se non avessimo rivelato dove fossero gli attrezzi rubati: due sono rimasti fermi e impartivano ordini ad una terza persona. Sconosciuta, col volto coperto: in una mano aveva una spranga di ferro, nell’altra una pistola. Che all’improvviso mi sono ritrovato puntata in fronte''.
''Poi non contenti ci hanno fatto alzare e ci hanno spinti dentro una botola scavata nel terreno, hanno messo una griglia per sbarrare l’uscita e sopra una piccola ruspa per evitare che scappassimo. Fatto ciò sono andati via. Eravamo spaventati, doloranti e completamente disorientati''.
Dopo le richieste di pena da parte del pubblico ministero, parola alle difese. Si tornerà in aula a settembre per la sentenza.