

Viterbo, con il suo +53,4%, stabilisce il nuovo record nazionale sul rincaro dell'acqua. Secondo il dossier realizzato dall'Osservatorio Prezzi & Tariffe di Cittadinanzattiva, infatti, al capoluogo della Tuscia spetta il poco invidiabile primato in tutto lo stivale per quanto riguarda il costo dell'acqua, che al livello nazionale ha fatto registrare nel 2009 un aumento del 6,7%.
Viterbo è poi seguita da Treviso (+44,7%) e Palermo (+34%), ma anche in altre sette città gli incrementi hanno superato il 20%: Venezia (+25,8%), Udine (+25,8%), Asti (+25,3%), Ragusa (+20,9%), Carrara (+20,7%), Massa (+20,7%) e (Parma +20,2%). In ulteriori dieci città, invece, gli aumenti hanno superato il 10%. In generale, gli incrementi si sono registrati in ben 80 capoluoghi di provincia.
Inoltre, secondo dati Istat, da gennaio 2000 a dicembre 2010 l'aumento è stato del 64,4%. In un anno, osserva Cittadinanzattiva, una famiglia sostiene in media una spesa di 270 euro per il servizio idrico integrato.
Aumenta la bolletta, ma diminuisce il livello di soddisfazione e la fiducia da parte degli utenti, specie dopo le recenti decisioni della Commissione Europea di abbassare il limite di arsenico consentito nelle acque a 10 microgrammi/litro, che di fatto rende l'acqua inutilizzabile ai fini potabili per oltre un milione di italiani. Problema che riguarda molto da vicino la Tuscia, dove i comuni che rientrano nella terza fascia (livello di arsenico superiore ai 20 microgrammi/litro) sono nove e i cittadini coinvolti 60.200.
Nel dossier di Cittadinanzattiva, quindi, emergerebbero le contraddizioni del Servizio Idrico Integrato nel Paese, con dati anche sulla dispersione idrica, e il punto su una riforma che in assenza di una Autorità di regolamentazione rischia di traghettare il settore da monopolio pubblico a monopolio privato.