ANNO 16 n° 292
Rincari da 94 milioni sulla Tuscia. Caci: 'Gli agricoltori non possono essere lasciati soli'
Secondo le stime della Cgia di Mestre, nel 2026 la spesa per benzina e gasolio nel Viterbese salirą del 20,3%
19/10/2026 - 15:40

VITERBO – Novantaquattro milioni di euro in più per benzina e gasolio nel 2026. È il conto che, secondo le stime dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, rischiano di pagare le famiglie e le imprese della provincia di Viterbo rispetto all'anno precedente. Una cifra che fotografa la crescente difficoltà economica di un territorio nel quale l'agricoltura rappresenta una componente fondamentale del tessuto produttivo e dove il costo dei trasporti, dell'energia e delle materie prime incide direttamente sulla sopravvivenza delle aziende e sul potere d'acquisto delle famiglie.

Secondo l'analisi della Cgia, elaborata ipotizzando consumi invariati, la spesa complessiva per i carburanti nel Viterbese passerebbe dai 464 milioni del 2025 ai 558 milioni del 2026, con un incremento del 20,3%. Significa circa 7,9 milioni di euro aggiuntivi ogni mese. Nella graduatoria nazionale Viterbo occupa il 54° posto su 107 province per aumento assoluto, mentre l'incremento percentuale risulta sostanzialmente in linea con la media italiana del 20,4%.

Un'emorragia economica che si inserisce in un quadro già segnato dalla perdita del potere d'acquisto. Confconsumatori e Fnc di Viterbo hanno lanciato un allarme sull'impoverimento progressivo del ceto medio, segnalando come, nell'arco degli ultimi cinque anni, il peso delle imposte e dei rincari abbia inciso sulle disponibilità economiche di lavoratori, pensionati e piccoli imprenditori.

Per un reddito lordo annuo di circa 25mila euro, secondo quanto riferito dalle associazioni, il cumulo delle addizionali regionali e comunali Irpef può arrivare a sfiorare i mille euro.

Oltre il 60% dei consumatori viterbesi avrebbe modificato le proprie abitudini di acquisto, scegliendo prodotti meno costosi, rivolgendosi ai discount o rinunciando a parte della spesa abituale.

A rendere ancora più complesso il quadro è la particolare conformazione economica e territoriale della Tuscia. Un territorio di piccoli centri, campagne, aziende agricole e attività familiari, nel quale l'utilizzo dell'automobile e dei mezzi di trasporto è spesso indispensabile e dove l'aumento dei costi di produzione finisce per riflettersi sull'intera economia locale.

Non sono mancati gli interventi di sostegno. Nel 2026 sono stati previsti crediti d'imposta sui carburanti destinati alle imprese agricole, fino al 20% della spesa ammissibile sostenuta tra marzo e maggio, con uno stanziamento nazionale di 90 milioni di euro. Misure significative, che tuttavia hanno carattere straordinario e non eliminano le cause di un aumento dei costi che continua a pesare sulla gestione ordinaria delle imprese.

Intanto, le proteste degli agricoltori e degli autotrasportatori nel Mezzogiorno hanno mostrato conseguenze anche sulla distribuzione delle merci e dei carburanti. In alcune zone della Puglia sono stati segnalati scaffali semivuoti nei supermercati e difficoltà nei rifornimenti. Immagini che richiamano alla memoria la mobilitazione dei trattori del 2024, quando anche gli agricoltori della Tuscia scesero in strada e i cortei attraversarono l'Aurelia, arrivando fino a Montalto di Castro.

Su questi dati interviene Sergio Caci, ex sindaco di Montalto di Castro ed esponente forzista del Viterbese, che richiama l'attenzione sulle difficoltà economiche delle famiglie e delle aziende agricole della provincia e sulla necessità di individuare soluzioni durature. 'La prima considerazione riguarda la condanna di qualsiasi episodio di violenza. Le manifestazioni non devono mai trasformarsi in occasioni di scontro o compromettere la sicurezza delle persone. Questo principio non può essere messo in discussione. Ma sarebbe un errore altrettanto grave confondere la condanna di comportamenti violenti con l'indifferenza verso le ragioni di chi protesta. E le ragioni dei nostri agricoltori, oggi, sono sacrosante. Basta guardare quello che sta accadendo nel Viterbese. Novantaquattro milioni di euro di rincari stimati sui carburanti in un anno rappresentano un peso enorme per una provincia come la nostra. Non parliamo soltanto di automobilisti, ma di famiglie che devono raggiungere il lavoro, di piccole attività economiche e soprattutto di aziende agricole che utilizzano quotidianamente macchinari e mezzi indispensabili per produrre. Se aumentano il gasolio, l'energia, i fertilizzanti e i trasporti, mentre i ricavi non crescono nella stessa misura, diventa sempre più difficile mantenere in equilibrio i conti di un'impresa'.

Per Caci è necessario riconoscere il valore degli interventi già adottati, senza considerarli risolutivi. 'I bonus carburante e i crediti d'imposta introdotti per sostenere le imprese agricole sono iniziative lodevoli, che hanno rappresentato una risposta concreta a una situazione di difficoltà. È giusto riconoscerlo. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di dire che un'emorragia economica di queste dimensioni non può essere sanata soltanto con interventi temporanei. Il contributo straordinario può alleggerire una scadenza, ma non consente a un agricoltore di programmare con serenità il lavoro dei prossimi anni. Dobbiamo passare dalla logica dell'emergenza a quella della stabilità'. L'ex sindaco richiama anche la mobilitazione agricola che nel 2024 interessò direttamente la Maremma e la Tuscia.

'Ricordo bene i trattori sull'Aurelia, i cortei, la mobilitazione degli agricoltori che chiedevano semplicemente di poter continuare a vivere del proprio lavoro. Era il 2024. A distanza di oltre due anni quelle ragioni non sono scomparse, e oggi rischiano di diventare ancora più urgenti. Non possiamo aspettare che i nostri agricoltori tornino sulle strade per accorgerci delle loro difficoltà. Chi lavora la terra non deve essere costretto a scegliere tra continuare a produrre accumulando perdite e abbandonare un'attività costruita magari da più generazioni.Nella Tuscia l'agricoltura non è un comparto economico come un altro. È la nostra storia, è il paesaggio, è la tradizione delle famiglie, è il lavoro tramandato da genitori a figli. Dalla Maremma ai Monti Cimini, dalle campagne di Montalto e Tarquinia fino alle altre realtà agricole della provincia, la produzione agricola rappresenta un patrimonio che abbiamo il dovere di preservare. Quando chiude un'azienda agricola non perdiamo soltanto un'attività produttiva: perdiamo lavoro, conoscenze, tradizioni e una parte dell'identità del territorio'.

Caci propone quindi di concentrare l'attenzione su una riduzione stabile dei costi energetici, anche attraverso una migliore distribuzione dei benefici connessi alla produzione di energia da fonti rinnovabili. 'Credo che nella nostra provincia si debba aprire un confronto serio su come alleggerire strutturalmente il peso delle bollette. Un territorio che ospita importanti impianti di produzione energetica deve poter discutere di benefici concreti per le comunità locali, utilizzando gli strumenti previsti dalla normativa, le compensazioni territoriali e le opportunità offerte dalle comunità energetiche. L'obiettivo deve essere quello di ridurre stabilmente la spesa energetica delle famiglie e delle attività produttive, con particolare attenzione ai soggetti più vulnerabili e alle imprese agricole. Non servono promesse irrealizzabili, ma proposte misurabili, risorse individuate con precisione e meccanismi che permettano di verificare quanto ogni famiglia e ogni azienda possano effettivamente risparmiare. Il tema non è soltanto quanto si produce, ma quanto valore di quella produzione riesce a rimanere nel territorio'.

Infine, Caci annuncia l'intenzione di farsi promotore di un approfondimento sulle difficoltà economiche che interessano il tessuto produttivo della provincia di Viterbo. 'Mi farò portavoce nelle sedi opportune di questa situazione, con l'obiettivo di circostanziare ancora meglio le cause che stanno determinando un progressivo impoverimento delle nostre famiglie e delle nostre aziende agricole. Occorre mettere insieme i dati sui carburanti, sulle bollette, sulla fiscalità locale, sui costi di produzione e sulla redditività delle imprese, per comprendere quali interventi possano produrre risultati duraturi. Non voglio limitarmi a denunciare un problema. Credo sia necessario ascoltare direttamente gli agricoltori, le associazioni di categoria, le famiglie e le piccole imprese, raccogliendo elementi concreti da portare all'attenzione delle istituzioni competenti. L'agricoltura è una delle basi economiche e sociali della Tuscia e tutelarla significa difendere anche il futuro dei nostri giovani, delle nostre tradizioni e dei nostri paesi. Se vogliamo davvero evitare un impoverimento collettivo, dobbiamo intervenire prima che le difficoltà diventino irreversibili. Le famiglie non possono continuare a perdere potere d'acquisto e gli agricoltori non possono lavorare senza avere la certezza di coprire i costi. Il malcontento di chi produce, lavora e tiene in vita le nostre campagne merita risposte, non soltanto quando arriva sulle strade, ma soprattutto quando continua, in silenzio, a sostenere il peso di questa crisi. La Tuscia deve poter continuare a vivere della propria terra, non essere costretta ad abbandonarla'.

Sergio Caci






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