


PROCENO – C'è un momento in cui un'opera d'arte smette di appartenere esclusivamente al suo autore e diventa patrimonio di una comunità. È quanto accaduto a 'Rinascita Francigena', la grande farfalla che da oggi è installata in modo permanente a Proceno, lungo la Via Francigena, entrando ufficialmente a far parte del MUD – Museo Urbano Diffuso.
L'installazione rappresenta un simbolo di rinascita e di accoglienza per i pellegrini che percorrono uno dei cammini più importanti d'Europa, ma racchiude anche una storia profondamente personale dell'artista. Tra le tessere del mosaico dorato che rivestono entrambe le facciate della farfalla sono infatti incastonati due piccoli sassolini raccolti sulle rive dello Stridolone, affluente del Paglia.
«Da bambino i miei genitori mi portavano lì a fare il bagno o a pescare. Ricordo ancora il sole alto e il riflesso dell'acqua che faceva brillare quelle pietruzze come fossero d'oro», racconta l'artista. Oggi quei due sassi sono diventati parte integrante dell'opera, trasformandosi in un simbolo di appartenenza e in un legame silenzioso con le proprie radici.
L'installazione assume così un duplice valore: artistico e umano. Da una parte dialoga con il paesaggio e con i viandanti della Via Francigena; dall'altra custodisce la memoria di un'infanzia vissuta proprio nei luoghi che oggi accolgono l'opera.
L'artista ha voluto esprimere un sentito ringraziamento al Comune di Proceno, al sindaco Roberto Pinzi e a tutta l'Amministrazione comunale per aver sostenuto e creduto nel progetto. Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche a Marco Rocchetti di Ferrovivo, che con competenza e passione ha contribuito alla realizzazione dell'opera, e a Ezio Rocchetti, incontrato nuovamente in una giornata ricca di significato.
L'approdo di Rinascita Francigena nel suo luogo d'elezione rappresenta molto più di una semplice installazione artistica: è il ritorno di un'opera alle sue origini e il racconto di un percorso che unisce memoria, territorio e futuro.
Perché, come ricorda l'artista, «a volte, per andare lontano, bisogna tornare nel luogo da cui tutto è iniziato».