ANNO 16 n° 273
Rimborsi gonfiati dopo il ricovero del figlio, la Asl sarą parte civile
Il padre avrebbe falsificato nove fatture
04/10/2017 - 07:05

VITERBO - Trasferte romane per accudire il figlio ricoverato all’ospedale pediatrico Bambin Gesù. Dodici mesi di continui viaggi e notti trascorse in alloggi per cui avrebbe richiesto rimborsi alla Asl viterbese. Ma di quell’anno fatto di visite e spostamenti verso il nosocomio romano e delle mensilità presentate all’azienda sanitaria per essere rimborsate, solamente tre sarebbero reali. Tutte le altre, secondo le ipotesi della Procura, sarebbero false: fatture realizzate ad hoc per ottenere dallo stato soldi senza alcuna difficoltà.

Rimborsi per la benzina, l’affitto di un appartamento o notti in bed and breakfast. Per cui ora però la Asl chiede un risarcimento: l’azienda sanitaria locale si costituirà parte civile nel processo alla prossima udienza del 13 febbraio 2018 di fronte al collegio viterbese ancora in fase di assestamento dopo il trasferimento del giudice Rita Cialoni.

Alessandro O., padre del bimbo, avrebbe messo in atto una vera e propria truffa ai danni dello stato: dopo il vero ricovero del piccolo, durato tre mesi, lui e la moglie avrebbero continuato ad usufruire dei rimborsi spesa che la Regione Lazio e le Asl offrono alle famiglie durante i periodi di difficoltà per altri 9 mesi.

O almeno questo è quanto ipotizzato dalla Procura.

Rinviato a giudizio lo scorso 31 maggio dal giudice per le udienze preliminari Savina Poli, l’uomo, detenuto per altra causa, dovrà tornare in aula a febbraio. Su di lui l’accusa di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, formulata all’interno del reato 316 ter del codice penale.






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