ANNO 16 n° 274
Riforme, Commissione approva il ddl. La tregua armata della minoranza Pd
14/12/2014 - 09:21

La commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato il ddl del governo con la riforma del bicameralismo e del titolo V. Il testo approda martedì prossimo in Aula. Tra gli emendamenti approvati, quello che definisce il quorum per eleggere il capo dello Stato, fissato a 3 quinti dei votanti a partire dal nono scrutinio. Il testo varato dal Senato prevedeva i due terzi dei grandi elettori nei primi tre scrutini. Dalla quarta votazione si scendeva ai tre quinti, e alla maggioranza assoluta dal nono. L'emendamento approvato stasera in commissione conserva la maggioranza dei due terzi dei grandi elettori nei primi quattro scrutini; dalla quinta votazione si scende ai tre quinti dei grandi elettori e dal nono scrutinio il quorum è fissato ai tre quinti dei votanti. L'emendamento ha avuto il sì di tutti i gruppi rimasti in Commissione: Pd (compresa la minoranza), Ncd, Pi, Sc e Forza Italia.

 

Renzi va alla conta. Civati minaccia scissioni

(di Serenella Mattera)

 

Pippo Civati che mette un piede fuori dal partito, i deputati della minoranza Pd che si fanno sostituire 'con sdegno' in commissione: ha ascoltato, osservato, raccolto i 'segnali', Matteo Renzi. E oggi tirerà le fila di un dibattito interno ad alta tensione, davanti ai mille componenti dell'assemblea nazionale del Pd. A loro chiederà un mandato chiaro, con un voto - che si annuncia a maggioranza schiacciante - su un documento che sia la base per affrontare il tornante 'complicato' che attende il governo a gennaio-febbraio.

 

Il segretario-premier ieri in mattinata incontra il Papa, nel pomeriggio partecipa a una riunione con insegnanti e studenti nella sede del Pd, un incontro che fa del Nazareno un 'cantiere di storie belle'. E lì ribadisce che 'il futuro appartiene a chi ha il coraggio di cambiare'. Come il suo governo, che sta dimostrando di aver avviato un lavoro di riforma 'strutturale e strutturato'. Si annuncia questa come la premessa irremovibile anche dell'assemblea: il governo non si lascia frenare, impantanare, annacquare dagli avversari interni ed esterni, magari solo in cerca di visibilità politica. E il Pd, come dimostra anche l'inchiesta 'Mafia capitale', non può più essere 'un posto chiuso' dove si fronteggiano le correnti, ma deve essere, appunto, 'cantiere di storie belle' di cambiamento.

 

Perché 'ottimismo è non lasciare il futuro ai nostri avversari', dice Renzi citando il teologo Dietrich Bonhoeffer. Il premier, scommettono i renziani, davanti all'assemblea del partito non sarà per nulla tenero contro chi dall'interno fa una battaglia tutta interna, di parte, quasi congressuale, 'sulla pelle degli italiani'. E dimostrerà con la maggioranza schiacciante a un documento sulle riforme che sta preparando in prima persona, che il partito, come già il 40% degli elettori alle europee, è con lui. 'Io non caccio nessuno', ha sempre assicurato Renzi. E non lo farà, scommettono i suoi, neanche questa volta. Ma traccerà una linea per chiarire a chi ha dubbi se rimanere, che il percorso delle riforme non è negoziabile.

 

'E' un thriller, Renzi decide di notte... Ma io sto sereno, non ho niente da perdere, al contrario di qualcun altro che perse palazzo Chigi...', si prepara alla battaglia Pippo Civati. E da Bologna, dove lancia il suo programma alternativo al Nazareno, un programma 'senza il complesso della camicia bianca', si spinge oltre: 'Se Renzi si presenta con il Jobs Act e le cose che sta dicendo alle elezioni anticipate, non saremo candidati con lui'. Una dichiarazione in cui c'è il sospetto, condiviso anche da altri esponenti della minoranza come Fassina, che il premier si prepari alle urne (tra gli indizi, l'emendamento del governo alla manovra per un unico election day per le amministrative nel 2015).

 

'Dal Pd non me ne vado con infamia da scissionista', precisa il deputato dem: sarebbe Renzi a 'mettere fuori' dal Pd lui e un pezzo di sinistra. Gli altri 'dissidenti' della minoranza assicurano invece che dal Pd non hanno intenzione di schiodare. Ma condividono l'idea che sia Renzi ad avere la responsabilità di 'unire', invece di farsi tentare - dice Alfredo D'Attorre - da 'corride o conte'. 'Domani ascoltiamo il segretario, poi decideremo cosa fare', spiega il deputato. Ma se il documento fosse 'unilaterale', la decisione di Bindi come D'Attorre e Cuperlo e Fassina potrebbe essere non partecipare al voto o addirittura votare contro. In giornata, però, i 'pasdaran' della minoranza decidono di dare la prova che non è loro intenzione sabotare il governo, bensì fare una battaglia nel merito dei provvedimenti. E lo fanno chiedendo di essere sostituiti in commissione sulle riforme da altri deputati dem (renziani), quando si arriva al voto sui punti su cui dissentono. Un atteggiamento che sarebbe anche il frutto del lavoro di mediazione di quella parte della minoranza di Area riformista, che fa capo a Roberto Speranza, che vuole scongiurare il redde rationem. Niente 'psicodrammi', invita anche Pier Luigi Bersani: 'Il governo governi con il sostegno leale di tutti noi, ma - aggiunge - le riforme sono materia parlamentare, lasci che se la sbroglino lì'.

ansa.it






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