

“La nostra vuole essere una riforma importante in un settore strategico. Una riforma che parte da una proposta concreta e che realizzi un rapporto di forte condivisione con il territorio, ovvero con chi è in prima linea quotidianamente e cerca di dare risposte ai bisogni delle persone”. Lo ha dichiarato l’assessore alle Politiche sociali e Famiglia della Regione Lazio, Aldo Forte, nell’incontro che ha organizzato per illustrare agli amministratori locali della provincia di Viterbo i contenuti e le innovazioni della proposta di legge regionale di riforma del sistema sociale.
La proposta di legge regionale è stata accolta in un clima positivo di generale di condivisione, tra cui quello del rappresentante dell’Ancescao provinciale, Arnaldo Picchetto, che ha riconosciuto alla lettera sui piani per la non autosufficienza inviata dall’assessore Forte “che ha avuto il merito di smuovere le acque dello stagno e di riportare all’attenzione pubblica i rischi che corre il sociale”.
Sulla proposta di legge si è, invece, espresso l’assessore ai servizi sociali del Comune di Viterbo Daniele Sabatini ha definito “una vera e propria rivoluzione del settore, dal momento che si avverte l’urgenza di un sistema che garantisca lo stesso livello di servizi sui diversi territori”. Sabatini ha, però, avanzato alcune perplessità. In particolare ha sottolineato “il rischio che il nuovo modello basato su un Consorzio di Comuni grande quanto l’Asl possa non essere in grado di leggere gli specifici bisogni dei singoli territori, soprattutto dei comuni più piccoli”. Forte ha, però, rassicurato sul punto l’assessore di Viterbo, dichiarando che “nel testo è già prevista la possibilità di organizzare dei livelli intermedi per un’analisi più puntuale dei bisogni”.
Favorevole alla proposta di legge e, in particolare, alla costituzione dei Consorzi tra i comuni, la responsabile dell’ufficio di piano del distretto VT4, Augusta Morini, che ne ha sottolineato “l’importanza nell’ambito della stabilizzazione dei precari degli uffici di piano. Ovvero di quegli operatori che in questi anni, con grande professionalità nonostante un futuro lavorativo incerto, hanno contribuito a creare i servizi sul territorio”.
Positivo anche il giudizio sul principio su cui si fonda l’intera proposta di legge, ovvero “quello di agganciare la programmazione degli interventi all’analisi dei bisogni. Un’analisi supportata da una verifica in itinere dell’efficacia e dell’utilità dei servizi. Perché la società si trasforma in fretta e con essa cambiano di anno in anno i bisogni. Solo un’indagine costante, come quella che propone la nuova legge, può evitare che permangano sacche di bisogno scoperte”.