



VITERBO - Rifiuti radioattivi. 'Individuati 22 siti nella provincia di Viterbo, su 67 aree a livello nazionale, concentrate in 14 comuni della Tuscia. Ci siamo imposti poichè i rifiuti radioattivi sono nocivi per l'ambiente e per l'uomo. Ci sono incoerenze fra il quadro normativo e la progettualità della Sogin, assenza della valutazione dei rischi per la salute e errori metodologici nell'elaborazione della CNAPI, per non parlare dei danni economici'.
Ieri, il consiglio comunale insieme ai tecnici ed esperti per discutere della decisione della Sogin sull'individuazione dei 22 siti idonei allo smaltimento dei rifiuti radioattivi nella Tuscia. 'La società non parla dei rischi dell'uomo - interviene il prof Angelo di Giorgio -, Viterbo si trova sopra la media nazionale per incidenza dei tumori, motivo per cui la città risulta incompatibile per un deposito nucleare di superficie. Noi ci siamo imposti: è stato presentato un ricorso al Tar che è aperto quindi è ancora possibile intervenire'. Infatti, la sindaca Frontini, durante la seduta, ha avuto l'appoggio del consiglio per aderire al giudizio proposto al Tar.

Tra gli ospiti in consiglio, l'ingegnere Massimo Gobbi, che spiega il Paradosso del deposito. 'Si lasciano i rifiuti in superficie ad alta attività, più pericolosi, e si seppelliscono quelli a bassa densità, meno pericolosi. Non è stato previsto cosa succederà in futuro. I rifiuti di bassa attività impiegano all'incirca 30 anni per il dimezzamento, quelli a media attività circa 100 anni e quelli ad alta, migliaia di anni. Ci sono troppi problemi legati a questi rifiuti, oltre alla salute e l'ambiente, vanno aggiunti problemi di trasporto: ci vorranno decine di anni per conferirli; una rottura di un contenitore può portare ad emissioni di radioattività all'esterno e pregiudicare la sorveglianza degli altri cotnenitori vicini con una reazione a catena; i rifiuti ad alta attività diventano obiettivo sensibile per attacchi terroristici ed in caso di eventi bellici..', afferma.
Ma i rifiuti che troverebbero spazio a Viterbo riguardano la bassa, bassissima attività, 'il punto è che abbiamo un identificazione di siti con regole diverse rispetto a quelle che saranno i rifiuti posizionati nei depositi nazionali', prosegue l'avvocato Rosi.

Secondo il professore Scarelli, ci troviamo in una situazione di grave mancanza di conoscenza del nostro territorio. 'E' inconcepibile come la regione Lazio abbia solo tre geologi a disposizione', così per il professore i 22 siti della Tuscia sarebbero il risultato di alcune carte non aggiornate da anni dentro la Regione. Ma al riguardo interviene la consigliera d'opposizione e assessore regionale, Alessandra Troncarelli. 'Non si può conferire puntualmente la colpa ad altre istituzioni - commenta -, la Regione si è sempre espressa nettamente contraria al conferimento dei rifiuti radioattivi, contrarietà votata anche durante il consiglio regionale di gennaio'.

Insomma, un consiglio comunale acceso che trova la calma nelle parole della sindaca Frontini. 'I gruppi si riuniscano per ragionare su un documento condiviso ed incisivo. Questi problemi sono la conseguenza di una provincia troppo frammentata nelle decisioni politiche del passato. Iniziamo a cambiare le cose in una logica di territorio', conclude Frontini.