

di Roldano Cisternino
VITERBO – ''Viterbo 2013 è l’orizzonte del Pd. Un progetto di cose da fare, da proporre agli elettori e da realizzare per costruire una città migliore''.
Questa la ricetta del segretario comunale Alvaro Ricci per trovare un terreno comune, dai big del partito fino all’ultimo degli iscritti. Una ricetta ''nobile'' ma che, almeno fino a questo momento, non ha evitato la fuoriuscita prima di una sessantina di persone, poi, nei giorni scorsi, di tredici quadri del Pd viterbese.
Una situazione difficile, che Ricci si trova a fronteggiare a mani nude, misurandosi con le logiche e le relative ruggini che hanno portato allo scioglimento della Margherita e dei Ds, poi con quelle del congresso provinciale, quindi con quelle del congresso regionale. Sullo sfondo, come se non bastasse, le posizioni dei leader, Fioroni, Sposetti e Parroncini, che ogni tanto si ''beccano'' un po' sopra e un po' sotto le righe.
''Ma io resto della mia idea – dice Alvaro Ricci – e credo che bisogna lavorare sul progetto programmatico per Viterbo 2013. La vera discriminante è cosa ognuno di noi vuol fare, o non vuol fare, di questa città e per questa città. E allora, con tutto il rispetto, e senza sottovalutare la portata dei problemi scaturiti da chi ha deciso di lasciare il partito, credo che una cosa siano Marinelli e le cinquantacinque persone che si sono riconosciute in lui e altra cosa siano i tredici dirigenti che se ne sono andati tre giorni fa.
Si spieghi meglio.
''Marinelli è un passionale, una grande risorsa con i cui valori di riferimento spesso mi ritrovo. Con lui condivido alcune critiche al Pd nazionale, magari anche con idee opposte, e con lui condivido anche la battaglia per abbassare i costi della politica e dei politici. Credo di non svelare nessun segreto dicendo, ad esempio, che martedì scorso in consiglio comunale Marinelli mi ha consegnato una lettera sulle Terme Inps, chiedendomi di leggerla in consiglio e di farne un’interrogazione al sindaco. Cosa che ho puntualmente fatto. Dico questo solo per far capire quanto sia grande la mia stima per lui e quante siano le cose che ci accomunano. Credo, anzi, che con Marinelli, quantomeno sulle cose da fare, ci incontreremo di nuovo, magari da formazioni politiche diverse''.
E gli altri tredici dirigenti?
''Per loro il discorso è diverso. Innanzitutto non ho compreso, e mi ha lasciato quantomeno perplesso, la tempistica e il metodo con cui si sono dimessi: vale a dire alla vigilia dell’assemblea del partito e facendocelo sapere tramite i giornali. Faccio anche notare che l’assemblea ha preso in considerazione la bozza del programma per le prossime elezioni. Bozza che nasceva, si badi bene, dalla mia relazione del 23 maggio scorso, approvata con ottantuno voti favorevoli, un voto contrario e un astenuto. Nella stessa assemblea, quella alla quale non hanno ritenuto di partecipare, si è dato anche l’incarico ad un gruppo di elaborare una griglia tecnica per svolgere le prossime primarie per il Comune di Viterbo. Un’elaborazione tecnica che, ovviamente, sarà discussa e integrata. Non si comprende neanche, quindi, questa loro posizione contro il metodo delle primarie che, in realtà, ancora non esiste''.
Ma non sarà che il partito sta pagando il ''non risolto'' tra i leader provinciali?
''Non lo so, può darsi. Ma il mio ragionamento non si muove da quanto ho già detto. Credo che se tutti partissimo dalle cose da fare andremmo senz’altro d’accordo. Ogni volta che ci siamo confrontati, ad esempio, sulle società partecipate, piuttosto che sul centro storico o sul rilancio della città termale, ci siamo trovati sempre in piena sintonia. Ma ancora non basta. Il passaggio successivo, infatti, dovrebbe essere quello di aprirsi alla società civile, alle associazioni e al volontariato. Ascoltare ed elaborare insieme a loro altre e nuove idee. La mia impressione, invece, è che siamo ancora troppo affezionati a concepire uno schieramento da portare alle prossime elezioni comunali come una semplice somma dei partiti della coalizione. Così non si andrà da nessuna parte''.
Su questa concezione avete trovato d’accordo anche l’Udc?
''Sostanzialmente sì. Nell’Udc abbiamo riscontrato una qualche difficoltà sul discorso delle primarie ma in ogni caso non le hanno rifiutate aprioristicamente''.
Prevede altre uscite dal partito?
''Non lo so, mi auguro di no. Piuttosto auspico che si riprenda con tutti un discorso sulle cose da fare. Anche perché, voglio dirla tutta fino in fondo, se qualcuno pensa che il problema sono io, lo dica apertamente. Credo di aver dato qualcosa al partito e a questa città, ad esempio sulla vicenda Itet che ha fermato l’ennesima colata di cemento, o con San Pellegrino in fiore che rischiava di essere cancellato, o, ancora, con la proposta di rimodulazione dell’Imu comunale per non tartassare indiscriminatamente tutti i cittadini. Ma, ripeto, se il problema sono io posso anche togliere il disturbo''.