

Lo schianto a terra in un quartiere di Damasco di un elicottero militare governativo siriano 'abbattuto - secondo le loro dichiarazioni - dai ribelli', ha portato grande euforia tra gli attivisti anti-regime. I media governativi si sono limitati a dare la notizia della caduta del velivolo senza fornire ulteriori precisazioni sulle cause e sulle sorti del pilota. Ed è già un tormentone su Internet un montaggio video (www.youtube.com/watch?v=CdKseMvbjJE), fatto dagli oppositori, dei vari filmati amatoriali effettuati stamani dai residenti dei quartieri di Jawbar e Qabun, nella parte settentrionale di Damasco: cittadini improvvisati cameramen hanno assistito e filmato la scena dell'elicottero in fiamme che si avvita su se stesso e precipita in un cortile di una casa di Qabun, una delle roccaforti della rivolta. E alcuni residenti hanno confermato quanto rivendicato da una delle brigate dell'Esercito libero siriano: 'Per ore i rivoluzionari (armati) hanno tentato di abbattere quell'elicottero che sorvolava dall'alba Qabun e Jawba. Alla fine ci sono riusciti'. Lo scorso 13 agosto, altri ribelli dell'Esercito libero erano riusciti a far precipitare un MiG-23 a Dayr az Zor, catturando il pilota e assicurando che avrebbero rispettato i suoi diritti in quanto prigioniero di guerra. In entrambi i casi sarebbero state usate mitragliatrici di grosso calibro sottratte dai ribelli all'esercito governativo.
Secondo i ribelli, l'abbattimento dell'elicottero 'é stata una vendetta per il massacro di Daraya'. Nel sobborgo meridionale di Damasco sono state oggi identificate altre 14 vittime, che si aggiungono alle oltre 200 rinvenute a partire da sabato mattina. Testimoni e residenti della cittadina sotto assedio da una settimana attribuiscono alle milizie governative l'eccidio, molto simile nella dinamica ad altri avvenuti nei mesi scorsi in altre regioni della Siria. Le autorità puntano invece il dito sui 'terroristi', senza però espiegare come 'centinaia di miliziani infiltrati dall'estero' siano arrivati indisturbati alle porte di Damasco. Solo un mese fa le autorità avevano assicurato di aver ripulito la capitale e i suoi dintorni dai 'terroristi'. Disparità di informazioni ci sono anche per quanto riguarda le violenze odierne. I media ufficiali da circa due mesi non danno più notizie di soldati governativi uccisi. Il Centro di documentazione delle violazioni in Siria, vicino ai ribelli, riferisce invece di 112 persone uccise (e identificate) solo oggi: tra loro anche nove donne e cinque bambini.
Altre piattaforme di attivisti, come l'Osservatorio per i diritti umani e i Comitati di coordinamento locale, forniscono di solito bilanci ben più elevati ma non sempre danno i dettagli per ciascuna vittima. In tutto, a Damasco e dintorni si contano 41 uccisi: proprio nella capitale sembra si stia spostando la battaglia 'decisiva'. Colpiti i quartieri di Qabun e Jawbar, assieme a quasi tutti i sobborghi della cintura meridionale e orientale. Più di una dozzina di vittime si registrano nella regione di Daraa (sei giustiziati sommariamente a Herak). Tredici uccisi in bombardamenti a Albukamal al confine con l'Iraq, e poi altre vittime nelle regioni di Idlib, Hama, Homs. Ad Aleppo, dove l'agenzia ufficiale Sana informa della 'disinfestazione dai terroristi' del quartiere Idhaa, mostrando foto di residenti che abbracciano i militari governativi, gli attivisti riferiscono di continui bombardamenti lungo la linea del fronte, ormai stabilitasi tra i quartieri sud-occidentali di Sayf ad Dawla e Salah ad Din.
Sul piano diplomatico, la Francia si è oggi associata agli Stati Uniti, affermando che l'eventuale uso di armi non convenzionali da parte del regime siriano (e non l'uccisione di civili innocenti) renderebbe legittimo un intervento militare straniero. Sul fronte opposto, l'Iran si prepara ad accogliere il vertice dei Paesi non allineati, a cui è stata invitata, come osservatore, anche la Russia. Tra le delegazioni più attese c'é quella egiziana: il governo dei Fratelli musulmani del Cairo sta assumendo un atteggiamento di sempre maggior apertura nei confronti del gigante iraniano. La riunione di Teheran sarà un'altra occasione, dopo quella di La Mecca dieci giorni fa, per testare la voglia degli attori mediorientali di trovare un accordo regionale sulla quesitone siriana.
ansa.it