

VITERBO - Il nome 'spoilerato' per errore nella delibera arrivata nei giorni scorsi in commissione, alla fine si è rivelato quello giusto: Massimo Grazini, già in carica nel mandato precedente, è stato eletto presidente del collegio dei revisori dei conti con 18 voti della maggioranza e una scheda bianca. Ma in consiglio è stata bagarre, non certo sulla sua persona quanto sul pasticcio relativo alla delibera di convocazione delle elezioni in cui per errore figurava il suo nome, prima della votazione ufficiale.

Quella delibera è stata ritirata e sostituita da una priva di riferimenti ma il nominativo poi effettivamente è stato quello.
''Non c'è trasparenza in queste elezioni'' ha detto il consigliere FdI, Matteo Achilli. ''Come si fa a presentare in una commissione una delibera di quella portata? - ha chiesto il capogruppo Pd, Alvaro Ricci - Offende la nostra e la vostra intelligenza. Dimostra un modo di rapportarsi con gli organi di questa amministrazione del tutto singolare''.
''Questa delibera ha dimostrato come si muove l'amministrazione - ha detto la consigliera Letizia Chiatti del gruppo misto - o non l'avete vista o non l'avete letta quando c’era scritto il nome del presidente dei revisori da votare''.
Il consigliere della Lega, Andrea Micci ha osservato che: ''se nessuno ha proposto quel nome, allora dalla votazione uscirà un altro nome. Altrimenti ammettete che avete fatto una riunione di maggioranza e scelto quel nome, invece siamo di fronte all'ennesima presa per i fondelli''.
''È un nome proposto dalla maggioranza - ha replicato Melania Perazzini, capogruppo di Viterbo 2020 - siamo una maggioranza coesa, che va d'accordo, che almeno su determinate cose non si divide. Noi abbiamo reputato quella persona una persona capace, viterbese, un nome che possa essere condiviso della maggioranza. Forse abbiamo peccato nel non averlo condiviso con l'opposizione''.
Al momento del voto, l'opposione di centrodestra ha lasciato l'aula insieme al gruppo misto, mentre il Pd è restato in aula e non ha votato. Sta di fatto, però, che in maggioranza è mancato un voto, espresso invece con la scheda bianca.