

VITERBO - Reliquari, candelabri, libri, bolle. Prezioso materiale rubato nel 2014 in alcune parrocchie della Tuscia: Piansano, Montefiascone, Tre Croci, San Martino al Cimino. A ritrovare queste pregevoli testimonianze di arte sacra i carabinieri della stazione di Roma Monte Mario che li hanno restituiti alla curia vescovile di Viterbo. Protagonisti dell'operazione il luogotenente Ciro Perna, il maresciallo Matteo Morra, l'appuntato Rocco Bagnuolo e il carabiniere Lorenzo Di Vuolo.
Alla cerimonia ufficiale di riconsegna, questa mattina nella sede della curia vescovile di Viterbo, presenti il vescovo, monsignor Lino Fumagalli, e i parroci direttamente coinvolti nei furti: don Andrea Mareschi (Piansano), don Luciano Trapè (Santa Margherita e Santa Maria delle Grazie Montefiascone), padre Luigi Gianfrancesco (Tre Croci Vetralla), don Giuseppe Trapè (Le Mosse Montefiascone), don Giuseppe Fucili (Corpus Domini Montefiascone), don Bonaventura Pulcini (San Martino al Cimino).
E’ un avvocato romano il protagonista della vicenda. I militari dell’Arma arrivano a lui seguendo le tracce della porticina di un ciborio rubata nella zona di Terni, In casa trovano un autentico museo: oggetti sacri di diversa provenienza (Tuscia, Orvieto, le Marche e anche l’Aquilano) e pure beni archeologici di notevole valore (centinaia di monete di epoca romana, per esempio). Un tesoro di provenienza furtiva, accompagnato dal possesso di una grande quantità di munizioni. Adesso il professionista è in attesa di processo, ma l’enorme quantità di oggetti è stata sequestrata ed ora viene restituita ai legittimi proprietari, cioè nel caso specifico la Diocesi di Viterbo e le parrocchie.
''Abbiamo la certezza – commenta il comandante Perna – che diversi furti siano stati commessi dallo stesso avvocato che ha operato anche in alcuni musei. Per ora, è l’unico imputato, ma le indagini proseguono per scoprire eventuali complici o altri esecutori materiali. Nella casa abbiamo anche trovato pesantissime pietre che non sappiamo ancora dove siano state trafugate''. Il vescovo Fumagalli ringrazia i carabinieri per il lavoro svolto e rivolge un appello ai sacerdoti presenti: ''Abbiamo il dovere di tutelare nel miglior modo possibile i nostri beni, ma nello stesso tempo abbiamo il dovere di tenere le chiede aperte. Che senso ha chiuderle? I fedeli hanno il diritto di entrare, di pregare e di ammirare con quanta devozione popolare siamno stati arricchiti i nostri luoghi culto. Al di là del valore intrinseco di questi oggetti, c’è un valore artistico e soprattutto di fede che non hanno prezzo. Dimostrano la generosità e l’attenzione che tante persone e associazioni hanno avuto nei confronti delle chiese''.
Adesso il materiale sequestrato nel 2014 tornerà nelle varie parrocchie della Tuscia dalle quali era stato sottratto e sarà nuovamente a disposizione dei fedeli. ''Facciamo tutti in modo – conclude monsignor Fumagalli - che venga preservato e conservato nel tempo’’.