

VITERBO – Resta in carcere il gestore dell’albergo a “luci rosse” scoperto dai carabinieri il 16 marzo scorso fa a San Lorenzo Nuovo. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari al termine dell’interrogatorio compiuto oggi. L’uomo 50 anni, è accusato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione in quanto, secondo quanto accertato dai militari, incassava la parte più cospicua del compenso che i clienti pagavano alle “lucciole” che esercitavano nel suo albergo.
Tra l’altro, si è appreso che oltre alla donna spagnola sorpresa dai carabinieri in piena attività al momento del blitz, altre giovani straniere, nordafricane e dell’est Europa si prostituivano nel piccolo hotel. E sarebbe partita proprio dalla denuncia di una di loro, una nigeriana, l’indagine che ha portato all’arresto dell’uomo.
La donna si sarebbe rivolta ai militari perché le pretese dell’uomo aumentavano di giorno in giorno, tanto che era arrivato a chiederle 110 euro sui 150 chiesti ai clienti, lasciandole quindi solo 40 euro.
Dopo che la giovane nigeriana aveva presentato la denuncia, i militari hanno tenuto sotto stretta osservazione l’hotel e, una volta raccolti sufficienti indizi, anche grazie all’ammissione di un cliente bloccato all’uscita dall’albergo, hanno compiuto l’irruzione e l’arresto del proprietario. Anche la giovane spagnola trovata in una camera, consapevole che la prostituzione non è perseguibile, ha ammesso la propria attività. Sono invece gravi reati lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione, reati contestati al titolare dell’albergo, il quale ha tentato di difendersi sostenendo di essere all’oscuro di ciò che la donna faceva nella camera.
Una tesi che ha sostenuto anche davanti al magistrato ma che è stata smontata dalla denuncia della giovane nigeriana e, sembra, da altre testimonianze.