ANNO 16 n° 86
Reinventiamoci swing con RiCcotta Valcolatte: qualità (e ritmo) che restano
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi
Elsa
25/03/2026 - 08:54
di Elsa Berardi

VITERBO - Diciamoci la verità, quella che abbiamo sulla punta della lingua: l’unico sound che, prima del nuovo spot di RiCcotta Valcolatte, avremmo associato ai formaggi sarebbe stato il tintinnare dei campanacci nei pascoli. E invece?

Eccoci qua a commentare un nuovo rilascio musicale, tutto istoriato di situazioni reali dall’inconfondibile verosimiglianza: tavolate e picnic, assaggi affezionati, condimenti speciali e bizzarri che fanno di RiCcotta una tela d’autore. Tra le produzioni leader di Valcolatte, quantomeno per sapore e richiesta, è stata reclamizzata di recente da Orietta Berti, astro della musica leggera italiana.

Orietta Berti e RiCcotta Valcolatte (2023): https://www.youtube.com/watch?v=Lz6Q_BxWjFY

Ora, però, voltiamo capitolo: il nuovo payoff “Qualità che resta”, un jingle riadattato e un’avventura di brand positioning che fa toccare le stelle al marchio. Perché? I nuovi volti della campagna pubblicitaria, on air sulle nostre reti televisive da qualche mese, suonano famigliari quanto il gusto avvolgente della nostra RiCcotta. Si chiama così grazie alla sua consistenza: ricca e corposa, si adatta a tutte le manciate di miele, i condimenti e le rifiniture.

Spot RiCcotta Valcolatte 'Qualità che resta': https://www.youtube.com/watch?v=lcOnpkIW1eg

RiCcotta, con la nuova campagna pubblicitaria, ci regala uno scorcio a ritmo di swing nella relazione tra produttori e consumatore: si parte dalle produzioni nei caseifici Valcolatte, esemplificati da un piatto con la ricotta ultimata e da mani sapienti che la servono.

Lo stesso piatto è fatto roteare come un vinile nel giradischi, arrivando in molteplici nuance estetiche (e di sapore) sotto forma di delizia: prima è in un tavolo da pranzo nel classico formato, approdando su alcuni fusilli alle verdure, in seguito, è consumata da colleghi di lavoro come spalmabile in un brunch colorato, poi, invece, una donna la gusta nella versione senza lattosio e solo alla fine apre alla romantica soluzione di un picnic.

Eppure, è un prodotto da bancofrigo di recentissima introduzione, con un’intensità perfezionata negli ultimi anni. Il lavoro pubblicitario, ingente e mai, al contempo, destinato a creare una scorza intorno al prodotto, ha sicuramente favorito un elegante coinvolgimento, senza utilizzare strategie martellanti ed esclusivamente self-centered.

Siamo ancora in un campo condizionato dall’aspetto promozionale, anzi, è giusto che questo elemento faccia da asse portante per RiCcotta: non ci è quindi possibile immaginare una consapevole idea di arginamento dello spot imperioso, addirittura con un sound esportabile nella realtà e capace di aggregare intorno a semplici spunti. Risulta lodevole, però, la contronarrazione sull’aura sapienziale del produttore: è fondamentale che le arti culinarie e le filiere gastronomiche siano tutelate, essendo patrimonio immateriale del Paese, ma è anche saggio che la preferenza dell’acquirente sia posta al centro di questo processo.

Insomma, chi sceglie RiCcotta è davvero centrale: non ha qui il compito di spolverare storie millenarie, ma semplicemente, come a un buffet variopinto, il gusto di apprezzare un buon formaggio e di circondarsi di belle occasioni.

Elementi nodali dello spot sono anche le inquadrature estensive e il montaggio che unisce ambienti molto lontani, donando un concetto di spazialità più aperto che aleatorio. Una costruzione dello spot che fa presa, per una chicca che riporta a tavola ovunque si sia: forse, accantonando il galateo e la formalità, ma sempre in sintonia con gli altri commensali.






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