

di Eleonora Celestini
VITERBO - Referendum di ottobre e elezioni amministrative. Due argomenti attorno a i quali ruoterà l'azione del Partito democratico nei prossimi mesi. A livello nazionale e anche nella Tuscia, dove la mobilitazione per prepararsi agli appuntamenti con le urne è già partita ufficialmente martedì scorso con la presenza a Viterbo del ministro giovane turco Andrea Orlando. Si tratta di due passaggi cruciali non solo per la tenuta del Governo Renzi, ma anche e soprattutto, per ciò che riguarda il referendum, per la modifica del sistema istituzionale del nostro Paese. Non certo una cosa da niente.
''Con l'iniziativa insieme ad Andrea Orlando è partita una mobilitazione che in questa prima fase riguarderà una raccolta di firme che darà l'avvio alla campagna referendaria - spiega Andrea Egidi, segretario provinciale del Pd di Viterbo, responsabile regionale Enti locali con l'incarico di seguire l'organizzazione dei comitati per il sì -. Il referendum di fatto è già istituito, ma la raccolta firme sarà utile per stare tra la gente e per spiegare nel merito i quesiti referendari. Nella provincia di Viterbo contiamo di raccoglierne almeno 5mila''. Traguardo abbordabile, se si pensa che la raccolta partirà dal prossimo week end - da domani, sabato 21 maggio, in tutta Italia -, cioè in piena campagna elettorale per le Amministrative, e si concluderà a luglio, a ridosso delle Feste dell'Unità. Un periodo in cui il fermento Pd si fa più serrato.
Secondo Egidi, però, il Pd dovrà farsi promotore dei comitati per il sì, ma non dovrà sostituirsi a loro. ''Impegniamoci a promuoverli - dichiara - poi sosteniamoli, ma la platea del sì va allargata oltre i confini del solo Partito democratico''. Il Pd però uno sforzo in più sui territori per spiegare nel merito un referendum su cui si è detto tutto e il contrario di tutto lo deve fare per forza. ''Questa è la madre di tutte le riforme, attesa da oltre trent'anni, è l'ultimo tratto di strada tra la Prima e la Seconda Repubblica - afferma il segretario provinciale dei democratici -. Fino ad oggi non si era mai riuscito a portare a compimento il dibattito sul monocameralismo, ma si tratta di un tema affrontato anche da chi prese parte alla Costituente''.
''Bisogna chiarire però ai cittadini che non è vero che senza il Senato come conosciuto fino ad oggi ci sarà minore democrazia - aggiunge Egidi - e che gli elettori conteranno di meno, perché il passaggio di un iter legislativo attraverso una sola camera snellisce l'iter stesso, supera il problema della discussione di una legge attraverso lo schema Senato-Camera-Senato e elimina le vagonate di emendamenti che spesso bloccano l'approvazione delle leggi. Se un inter è più semplice, la legge viene approvata prima''.
Non solo: secondo Egidi anche i maggiori poteri concentrati nelle mani del premier non rispondono a verità. ''Poteri nuovi non ce ne sono -, la tesi dell'autoritarismo non regge perché il premier non esce rafforzato da questa modifica strutturale. Semmai, invece, il Senato delle autonomie servirà proprio a dare più voce in capitolo ai cittadini, che eleggendo sindaci e consiglieri regionali, sapranno di scegliere anche i senatori. Senza aggravio di costi e in questo credo ci sia stato un importante contributo da parte della sinistra del Pd. Con il Senato delle autonomie in realtà si riequilibrano i rapporti tra il governo del Paese e la gente, soprattutto per ciò che concerne l'uniformità delle legislazioni regionali. Ci sarà un motivo se in tutta Europa funziona così, perché in Italia dovrebbe essere diverso?''.
Sulla questione referendaria però il dibattito in queste settimane è stato vissuto come un sì o un no all'operato di Matteo Renzi, il quale sull'esito del voto d'autunno si gioca tutto. ''È inevitabile che venga avvertito così, ma è un altro falso problema - riprende l'esponente Pd - perché in realtà questa riforma appartiene al dna della sinistra e serve a rafforzare la democrazia in Italia anche a fronte di quanto accade in Europa. Quando Napolitano si impegnò ad assumere di nuovo il ruolo di capo dello Stato - conclude -, di fronte alle Camere disse che lo avrebbe fatto solo per far corso alle riforme istituzionali. Ora siamo al completamento di quella fase''. La battaglia referendaria, invece, è appena cominciata.