

VITERBO - ''Sono completamente estraneo alle accuse che mi sono state rivolte. Non ho nulla a che vedere né con i componenti né con l'attività della banda di perugini che rapinava le sale da gioco''. Così il 35enne Marco Puglisi, viterbese, da alcuni anni residente a Perugia, accusato di far parte di una banda dedita ai colpi nelle sale da gioco. I suoi complici sarebbero Michele Flemma e Gabriele Pompili, quarantenni perugini, entrambi pluripregiudicati. Nei guai anche la fidanzata di Puglisi, Manuela Iamunno, 39enne di origini campane, residente a Bastia Umbra, ritenuta la basista della banda.
''Non riesco a comprendere - aggiunge - in che modo possa essere coinvolto in questa vicenda. Ho già incaricare un legale di mia fiducia di dimostrare la mia estraneità ai fatti. Per l'educazione da me ricevuta - afferma - ho sempre condannato ogni attività criminale, non avrei mai potuto far parte di una banda di delinquenti''.
Secondo Puglisi, l'accusa ''infondata'' del suo coinvolgimento nell'attività della banda avrà effetti devastanti sull'immagine e il decoro che lui e la sua famiglia si sino ''guadagnati''.
''Mio padre - sottolinea - ha incarichi di particolare importanza in un’azienda di rilevanza nazionale, mentre io svolgo con competenza e professionalità un onesto lavoro, che mi porta in contatto costante col pubblico. E' indubbio - conclude - che l'accostamento del mio nome a fatti criminali determini dei gravi pregiudizi nei miei confronti, che non potrebbero essere sanati neanche a seguito della dimostrazione della mia assoluta innocenza, come sono certo che avverrà''.