ANNO 16 n° 273
Rapine - Sgominato sodalizio criminale
Il capobanda, latitante da gennaio, č stato arrestato a Valencia in Spagna
04/07/2011 - 10:03

Tradito da una telefonata fatta alla bandante della madre. E’ così che i carabinieri sono riusciti ad incastrare Massimo Mariani, il boss di un’organizzazione criminale dedita alle rapine a mano armata, sgominata dagli uomini del Nucleo investigativo di Viterbo e della Compagnia di Ronciglione.

I colpi messi a segno e il modus operandi. “Si tratta di un vero e proprio sodalizio paramilitare composto da soggetti spregiudicati e molto ben organizzati”, ha detto il capitano Sergio Santon. “Rapinavano gli istituti di credito armati di pistola, in alcune occasione camuffati da poliziotti, e poi si dileguavano a bordo di maxiscooter”.

Secondo gli investigatori sono almeno quattro i colpi messi a segno dalla banda. Tre alla Banca di Credito Cooperativo di Oriolo Romano, uno al Monte dei Paschi di Siena di Vetralla, più una tentata rapina a Manziana, datata 22 gennaio 2011. In questa circostanza, in particolare, i carabinieri agli ordini di Santon riuscirono ad acciuffare due componenti del sodalizio: Alessio Albertazzi, 31enne netturbino, Manuel Ovidi, 38 anni disoccupato, e il giornalista Antonio Pannullo. “Il professionista – ha spiegato il capitano Guglielmo Trombetta – aveva offerto la base logistica”. Nella sua abitazione, infatti, gli investigatori trovarono caschi da moto e scooter. Gli stessi “usati per le rapine ad Oriolo e Vetralla, avvenute fra l’aprile 2010 e il gennaio 2011”. E, da qui, l’ulteriore ordinanza di custodia cautelare notificata il 16 giugno scorso a Ovidi e Albertazzi, entrambi in carcere, come accennato, dopo il tentato colpo a Manziana.

Il mandato d’arresto europeo per il capobanda. Massimo Mariani, residente a Bassano Romano ma di origini romane, risultava latitante dal mese di gennaio. Praticamente dopo il colpo messo a segno alla banca di Oriolo il 3 gennaio scorso. “E’ stato il comandante dei carabinieri di Bassano ad avere l’intuizione – ha spiegato Trombetta, aggiungendo: “Dopo la rapina i malviventi furono visti scappare in direzione Bassano”. Proprio dove abitava Mariani, e proprio dove gli uomini di Trombetta lo avevano cercato per largo e per lungo, senza esito. Fino a poche settimane fa, quando riescono a beccarlo tramite un’intercettazione.

La telefonata. Agli inizi di giugno Mariani, da Valencia, chiama la badante della madre (T.G.), una donna sarda ma residente a Ronciglione, chiedendole di portargli alcuni documenti, un seggiolino per il figlio e denaro. I carabinieri, quindi, piazzano un rilevatore Gps a Ronciglione e, seguendo T.G., sono arrivati dritti dritti da Mariani, a Valencia. Il capobanda è stato arrestato il 22 giugno scorso su mandato di arresto europeo emesso dal gip del tribunale di Viterbo Franca Marinelli, su richiesta del sostituto Renzo Petroselli.

Le accuse. Per tutti il capo di imputazione contestato è associazione a delinquere finalizzata alla rapina a mano armata.

La badante della madre di Mariani, invece, è stata denunciata per favoreggiamento; mentre il suo convivente è finito in manette dopo il ritrovamento, nel suo appartamento di Vetralla, di proiettili da guerra, e di 1,6 chilogrammi di marijuana.

“Da ulteriori riscontri investigativi - ha concluso Santon – è risultato che i tre arrestati sono cocainomani e gravitano nell’ambiente dell’estrema destra romana”.

Inoltre, mentre Albertazzi era incensurato - “status” che gli consentiva di fare il palo e di spacciarsi come cliente delle banche – Ovidi e Mariani hanno diversi predenti penali – il boss anche per tentato omicidio.

Mariani, adesso, è in attesa di estradizione, mentre Ovidi e Albertazzi si trovano rispettivamente a Civitavecchia e Regina Coeli.

E’ caccia ai complici. Le indagini, adesso proseguono per risalire ai complici. Ad uno in particolare che prese parte alla rapina al Monte dei Paschi di Siena a Vetralla. “Vestito da poliziotto, minacciò con la pistola una guardia penitenziaria, che rimase per giorni sotto shock”.

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