

Si è spacciato come un potenziale cliente, così quando una 28enne straniera, che aveva messo annunci su internet per offrire servizi sessuali, lo ha fatto entrare nel suo appartamento nel centro di Viterbo, non ha avuto problemi a tirare fuori la pistola e a rapinarla.
E' successo lo scorso 24 marzo, la notte in cui alla Questura di Viterbo sono arrivate alcune telefonate che segnalavano le urla di una donna provenienti da un’abitazione nel cuore della città. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco e gli agenti della volante che, una volta entrati all’interno della casa, hanno trovato la donna rinchiusa in una stanza. Il suo rapinatore, infatti, dopo aver messo un passamontagna e averla derubata (circa 400/500 euro), l’aveva rinchiusa in una camera ed era poi fuggito.
Per due settimane gli uomini della Squadra Mobile, guidati dal dott. Fabio Zampaglione, hanno effettuato una riservatissima attività investigativa, fino a quando lo scorso lunedì (4 aprile) sono riusciti ad individuare il colpevole: un ragazzo di 20 anni, G. C., residente a Vetralla, che è stato arrestato con l'accusa di rapina a mano armata, aggravata da ingresso in una proprietà privata, e di sequestro di persona.
Fondamentale nelle indagini è stata l’utenza telefonica con cui il ragazzo aveva contattato la donna: dopo una serie di intercettazioni telefoniche, rese molto difficili dal fatto che la Sim fosse intestata ad una persona estranea ai fatti, ossia un 85enne, e che il giovane la utilizzasse solamente con un interlocutore, con cui parlava in modo criptico ed allusivo, gli agenti sono riusciti a rintracciarlo.
Il 4 aprile, quindi, è scattato il blitz della polizia nell’abitazione del 20enne a Vetralla, che è stato trovato in possesso proprio di quel cellulare. Una volta portato in Questura, poi, la 28enne straniera lo ha riconosciuto come il suo aggressore, perché fortunatamente lo aveva visto in volto prima che indossasse il passamontagna.
Gli agenti della Squadra Mobile hanno subito effettuato un fermo di polizia giudiziaria, ritenendo che ci fosse un forte pericolo di fuga. Questa ipotesi, però, è stata rigettata oggi dal gip Francesco Rigato, che ha confermato comunque la custodia cautelare in carcere per la gravità dei reati contestati, come richiesto dal pm Paola Conti.
Ora si sta verificando anche l’ipotesi di un eventuale complice, ossia l’unico interlocutore con cui il 20enne di Vetralla parlava con il cellulare incriminato. Anche in questo caso l’utenza è intestata ad un prestanome, un extracomunitario, mentre la persona in questione ha un forte accento laziale.
Non si esclude, inoltre, che il ragazzo abbia già commesso gli stessi reati in precedenza, per questo dalla polizia arriva la richiesta di denunciare eventuali fatti simili.