

VITERBO – E mentre a Civita Castellana si festeggiano le seconde nozze civili della Tuscia, in tribunale si fanno i conti con il registro delle coppie di fatto.
La vicenda, assai burrascosa e oscura, affonda le proprie radici all’inizio del 2014. Quando la provincia era spaccata tra convinti sostenitori e agguerriti oppositori all’istituzione del registro, che di fatto, riconosce a qualsiasi coppia l’identità di nucleo famigliare. E ora che i matrimoni civili tra persone dello stesso sesso sono divenuti realtà e legge, nella aule di via Falcone e Borsellino, si continuano a pagare le conseguenze di quello scontro tutto viterbese.
Alla sbarra, di fronte al giudice Giacomo Autizi, l’ex presidente provinciale di Arci cultura lesbica, Emanuela Dei. Su di lei l’accusa di sostituzione di persona. Nella battaglia a suon di petizioni tra favorevoli e contrari all’istituzione del registro, avrebbe inserito ben nove firme false per invalidare il documento del comitato ‘’Sì alla famiglia’’, fermo oppositore delle coppie di fatto.
False le firme, ma non di certo i nominativi. Perché a spiccare nella contro-petizione online ci sarebbero stati nomi del calibro del sindaco in carica Leonardo Michelini, Francesco Serra, Gianluca De Dominicis, Melissa Mongiardo, Daniela Bizzarri e Chiara Frontini. Firmatari a loro insaputa del documento in rete.
Anche se la Dei si dichiara da sempre estranea ai fatti e pronta ad affrontare il processo, sicura e certa che la verità verrà a galla.
‘’Non sono stata io . Chi l’ha fatto voleva sicuramente dimostrare quanto fosse semplice apporre adesioni alla petizione online, dal momento che non c’era alcun filtro di controllo.’’.
Chiunque avrebbe potuto farlo, dunque. Ora starà al suo avvocato, il legale Carlo Mezzetti dimostrare la sua innocenza. Intanto l’unica delle persone offese ad essersi costituita parte civile, e dunque destinata ad un risarcimento in caso di condanna, è stata Carla Vanni, coordinatrice del comitato di orientamento cattolico ‘’Sì alla famiglia’’. Risponderà però solo di se stessa, non in rappresentanza del movimento, in quanto non c’è nessuno statuto o documento che certifichi il suo ruolo all’interno dell’organizzazione.
Si tornerà in aula, per ascoltare i primi testimoni dell’accusa, il prossimo 3 aprile.