

Pietro Paolo Dorigo
Tre mesi di telegiornale, dal 28 ottobre al 28 gennaio. Quel tg che non c’era e del quale, volenti o nolenti, se ne sentiva la necessità. Perché non c’è città in Italia che non abbia un notiziario televisivo. Perché l’emittenza televisiva a Viterbo era diventata – chissà poi perché – una chimera negli ultimi anni. In tre mesi il “tiggì” ha portato l’informazione nelle case dei viterbesi, e sì, qualcuno potrà anche dire “ma ci sono tanti siti internet che informano”… vero, anzi, verissimo. Ma la televisione, in questo caso TeleLazioNord, è tutt’altra cosa. Entra nelle case con discrezione, e in maniera soft racconta quei fatti che magari sono sfuggiti al navigatore della Rete, per fretta, disattenzione, valanga di informazioni disattendibili e fake news. Tgnews24 è una scelta particolare, non crea ansia e non cerca di strabiliare l’utente con gli effetti speciali, nasce con un unico scopo, quello di informare, e magari c’è quell’idea tanto datata ma quanto mai romantica del cittadino pronto a fidarsi di nuovo delle notizie perché del resto… “l’ha detto la televisione!”. Così, nel marasma di un’informazione sempre più votata al piagnisteo, alla lacrima facile, alle “carrambate” e ai salotti di gente che straparla e s’offende minacciando di alzarsi e andarsene, lo staff del Tgnews24 sin dall’inizio ha preso la sua decisione: andare in onda con quel briciolo di educazione ormai smarrito in tv, anche e soprattutto dalle cosiddette “televisioni importanti”. In tre mesi si sono avvicendati nelle interviste (obbligatoriamente via Skype, nell’era della pandemia questo passa il convento) sindaci e assessori, dirigenti e operai, lavoratori dello spettacolo e sportivi e, davvero, chi più ne ha, ne metta. E’ un’alba, non è l’apoteosi. Ma per un “tiggì” che sin dall’inizio ha lasciato agli altri lo scoop, puntando solo ed esclusivamente sulla fredda cronaca, può andare più che bene.