

VITERBO – ''Non posso prescrivere un farmaco senza avere sotto controllo tutta la situazione, senza esaminare a fondo le prescrizioni e leggere la documentazione. Specialmente un farmaco così importante, come un antiepilettico’’. Racconta a testa alta e senza alcuna esitazione la propria versione, la dottoressa finita in tribunale per omissione di atto d’ufficio. Che tradotto, si trasforma nell’accusa più infamante per un medico: secondo la procura, si sarebbe rifiutata di prescrivere un farmaco salvavita durante il turno come medico di guardia a Civita Castellana.
A denunciarla, la madre di una bambina operata alla testa nel maggio del 2015 e che, rimasta sprovvista del medicinale, avrebbe contattato la dottoressa di turno nella serata dell’8 luglio dello stesso anno.
''Mi ha chiamato e mi ha obbligato a prescriverle il farmaco, perché si era dimenticata la ricetta dal pediatra quel pomeriggio – racconta il medico, assistito dal proprio legale – non mi ha spiegato la situazione, né mi ha detto a cosa le servisse quella scatola di Luminale’’. Un barbiturico anticonvulsivante, con gravi estremi collaterali, che ‘’se non è dosato in maniera perfetta, potrebbe portare alla morte’’, aggiunge la donna. Ed è per questo che non le avrebbe prescritto la dose. ‘’La bambina era stata operata pochi mesi prima per l’impianto di una valvola drenante nel cervello, ma, a meno che non accusasse forti mal di testa o nausea, avrebbe potuto aspettare tranquillamente la mattina seguente, per assumere il farmaco. La madre non mi ha dato neanche il tempo di spiegarle la cosa. Ha attaccato la cornetta e non l’ho più sentita. Fino a quando ho ricevuto la denuncia’’.
Una denuncia per omissione di atti d’ufficio che l’ha portata fino in tribunale. ''Se avessi pensato che quella bambina fosse stata in pericolo di vita, sarei corsa immediatamente da lei per darle il farmaco. Ma, nonostante quello che pensa sua madre, non lo era’’.
Un caso di assoluta non urgenza, come sottolinea anche l’ex direttore del distretto C della Asl viterbese, ora in pensione: ''Non succede nulla se si saltano 2 o 3 pasticche di quel farmaco. Un corpo dell’età e del peso della piccola in questione, per assorbire la metà della dose totale impiega dalle 70 alle 100 ore’’. Quattro giorni, in cui la bambina sarebbe stata comunque coperta, senza rischiare in alcun modo la vita.
E intanto, si preannuncia battaglia tra le parti. Si tornerà in aula il prossimo 4 luglio, per la nomina di un perito che stabilirà, in maniera definitiva, se quel farmaco fosse realmente necessario o meno.