

Sono giorni che il mondo politico viterbese si sta accapigliando su un sedicente Polo Termale che dovrebbe sorgere in località Zitelle. E c’è di bello, anzi di brutto, bruttissimo, che chi ne parla, da destra a sinistra, sembra crederci davvero. Roba dell’altro mondo. Del sedicente Polo Termale, infatti, si sproloquia dai primi anni Settanta del secolo scorso.
Ecco, in sintesi, la storia.
Tra il 1974 e il 1977, in Italia scoppiò una crisi occupazionale che coinvolgeva soprattutto i giovani. Il tasso dei disoccupati sotto i 30 anni era più o meno simile all’attuale, cioè il 30% circa.
E anche in quel periodo a non trovare lavoro erano giovani diplomati, i più, e laureati. Tanto che Tina Anselmi, personaggio mitico, all’epoca ministro del Lavoro, nel 1977 varò la legge che porta il suo nome, con la quale consentì ad alcune centinaia di migliaia di giovani di trovare un’occupazione nelle pubbliche amministrazioni.
Ebbene, circa un anno prima dell’approvazione delle legge Anselmi, i movimenti giovanili dei partiti di quello che veniva chiamato “Arco Costituzionale” (Dc, Pci, Psi, Psdi e Pli) organizzarono a Viterbo una conferenza provinciale sull’occupazione giovanile. E vararono un documento di una decina di cartelle, costato alcuni mesi di studi e approfondimenti, nel quale, mutuandoli un po’ dalle proposte dei sindacati, un po’ dalle quelle dei vari partiti e un po’ sfornandole loro stessi, sollecitavano la realizzazione di una serie di iniziative finalizzate a creare occupazione.
E, udite udite, insieme all’istituzione dell’Università Statale della Tuscia (che avverrà nel 1979), la costruzione della centrale termonucleare di Montalto di Castro (voluta da tutti i partiti, tanto che i loro militanti dovettero partecipare dapprima a manifestazioni di protesta per far aprire i cantieri e, dieci anni dopo, per farli chiudere), la realizzazione della superstrada Orte-Viterbo-Civitavecchia, il raddoppio della Cassia fino a Viterbo, la costruzione di quella che avrebbe dovuto essere la direttrice Viterbo-Civita Castellana e che invece è diventata semplicemente la variante ai centri abitati di Canepina, Vallerano e Vignanello, c’era appunto il Polo Termale alle Zitelle, il cui progetto era stata presentato proprio in quel periodo dalla società Itet.
E’ possibile che i partiti della seconda Repubblica si debbano accapigliare per un progetto risalente a circa 40 anni fa? Da allora il mondo è cambiato mille volte. “Viterbo Città Termale” è diventato uno slogan logoro e senza prospettive. Il settore non tira più come una volta. Gli impianti che fanno utili sono quelli esclusivi, da cinque stelle in su. Per portafogli gonfi. Una caratteristica che il progetto Zitelle non si poneva nemmeno. Insomma, tutta aria fritta. Vieppiù in olio stantio.
E’ possibile che cotante menti, da destra e sinistra, non abbiano saputo sfornare uno straccio d’idea più attuale, più efficace? A ben guardare no, da cotante menti non c’è da aspettarsi nulla di meglio. Lo dimostra il fatto che le proposte illustrate in quell’assemblea provinciale sull’occupazione giovanile, svolta nell’aula magna dell’Itis, moderata dall’allora presidente della Provincia avvocato Marcello Polacchi, sono rimaste quasi tutte lettera morta.
Un consiglio: perché non lanciate l'idea di tornare allo Stato Pontificio o, meglio ancora, alla pentapoli etrusca. Sono entrambi più in linea con le vostre idee. Oh, ma di cosa state parlando?