

Massimiliano Morelli
VITERBO - Come se non bastassero la pandemia e il conseguente domicilio coatto. La Tuscia convive con problemi irrisolti che fanno ormai parte di una quotidianità costruita sui proclami, sulle “botte e risposte”, sulle parole in libertà e sui pochi fatti. Le scorie nucleari rappresentano il primo dei tasselli di un puzzle nel quale vanno incastonati la “monnezza” romana, perdite economiche d’ogni comparto dettate non solo dalla pandemia, la questione-Talete. Poi, nel dettaglio, si aggiungono altri tasselli, che vanno dall’irrisolto caso dei boati di Orte a quelle teste calde che puntando al quarto d’ora da protagonisti nel rendersi artefici di azioni inimmaginabili. La storia del tizio tutt’altro che nobile pronto a offendere una signora restando seduto sul simbolo della panchina rossa fa il paio, per esempio, con le ingiurie rivolte poco tempo fa sui social al sindaco di Vejano. Il tutto – pare scontato scriverlo – con buona pace dei casi di cronaca quotidiana. Eppure Viterbo e la sua provincia continuano a essere apprezzati dall’esterno, e le indagini di gradimento che ogni tanto vengono diramate da agenzie predisposte a farlo narrano di una zona piacevole da vivere. Così, rimuginando su frasi da “maranga” che hanno fatto la storia del tipo “se mio nonno ne aveva tre sarebbe stato un flipper”, viene da pensare che questa zona, Viterbo e la sua provincia, sarebbe un paradiso terrestre se tutto filasse liscio. Chissà, forse un giorno diventeremo grandi e cominceremo ad apprezzare quel “bello” che al momento siamo incapaci di mantenere tale.