ANNO 16 n° 273
Quel bel tacer che non fu mai scritto...
di Massimiliano Morelli
08/06/2021 - 20:12

di Massimiliano Morelli

VITERBO - La scomparsa di un ragazzo di vent’anni apre scenari inimmaginabili legati a quel che c’è dopo la morte. Ma non parliamo dell’aldilà, intendiamo le dietrologie che ne conseguono pur di comparire.

Il suicidio di Seid Visin, calciatore di belle speranze che indossava la maglia del Milan, parte con il dubbio del razzismo, e mentre lui pare abbia scritto o fatto sapere che sentiva «addosso gli sguardi schifati delle persone», il padre ha voluto fare chiarezza in merito al gesto del figlio adottivo. Per esempio la ''Gazzetta dello sport'' ha riportato le dichiarazioni del genitore. «Mio figlio non si è ammazzato perché vittima di razzismo. È sempre stato amato e benvoluto, stamane la chiesa per i suoi funerali era gremita di giovani e famiglie. Fu uno sfogo, era esasperato dal clima che si respirava in Italia. Ma nessun legame con il suo suicidio, basta speculazioni. Non voglio parlare delle questioni personali di mio figlio. Dico solo che era un uomo meraviglioso».

Avremmo potuto mettere qui la parola ''fine'', invece ci si è messo in mezzo anche chi c’entrava nulla col destino di Visin. Roberto Saviano, tanto per citarne uno, ha tenuto a precisare che «Seid si è suicidato perché vittima di razzismo. Salvini e Meloni, un giorno farete i conti con la vostra coscienza, perché la sadica esaltazione del dolore inflitto ai più fragili prima o poi si paga». Gli ha risposto l’ex Sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto:«Lei dovrebbe vergognarsi di usare la sua fama per seminare odio. Usando tragedie di cui nulla le importa. Perché se le importasse, avrebbe ascoltato le parole del padre, le parole della comunità di Nocera. Stia zitto».

Sì, ne siamo sempre più convinti, Iacopo Badoer non ebbe torto nel pronunciare la frase «un bel tacer non fu mai scritto»






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