ANNO 16 n° 273
Quattordicimila km per onorare un voto
Zeev Harel, partito da Gerusalemme il 6 febbraio del 2010, č giunto a Viterbo
19/06/2011 - 04:00
di Alessandra Pinna

Ha percorso 14.000 chilometri a piedi in 14 mesi. Insieme a Leo, il suo inseparabile cane.

Zeev Harel, israeliano ma con un secondo passaporto polacco in ricordo della mamma nata ad Auschwitz, ha raggiunto la settimana scorsa Viterbo, precisamente il Duomo di San Lorenzo, per apporre il timbro del pellegrinaggio che attesta il suo effettivo cammino di fede .

Zeev ha 45 anni, una moglie di 35 di nome Manuela e quattro figli: Davide di 16 anni, Michele di 14 e due gemelle etiopi di 8 anni, adottate alcuni anni fa.

Dieci anni fa, Michele si ammalò e gli venne diagnosticato un cancro al cervello. La situazione del bambino, dopo alcuni accertamenti da parte di uno staff medico statunitense, risultò molto grave. Avrebbe avuto solo pochi mesi di vita.

Così a Zeev, non rimase altro che aggrapparsi alla fede, facendo un voto. Promise che se Michele fosse completamente guarito avrebbe viaggiato sulla via Francigena a piedi, visitando i maggiori santuari per rendere onore a Dio della grazia ricevuta.

Non avrebbe utilizzato carta di credito, non avrebbe portato soldi con sé. Solo un paio di scarpe, uno zaino con il necessario per accamparsi e il suo amico a quattro zampe Leo.

“Da 10 anni Michele sta bene – spiega sorridente l’uomo – e io sto pagando il mio voto. In qualche modo avrei dovuto ripagare Dio per questo miracolo”.

Partito da Gerusalemme il 6 febbraio del 2010, mercoledì 15 giugno è arrivato presso il Museo del Colle del Duomo di Viterbo, dopo aver percorso il cammino di Santiago di Compostela in Spagna, la Francia e l’Italia, , sotto gli occhi increduli del sagrestano della cattedrale Domenico Orlandi, anche lui navigato pellegrino, con alle spalle numerosi cammini di fede e magister del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani di Viterbo (Masci).

‘’L'origine dell'esistenza è il movimento. In essa quindi non può esistere l'immobilità, perchè se l'esistenza fosse immobile tornerebbe alla sua origine, che è il nulla. Per questo il viaggio non cessa mai’’. Queste le parole di Ibn al-Arabi, filosofo arabo del dodicesimo secolo, al quale Harel, con la sua esperienza, sembra aver dato piena ragione.






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