

VITERBO - Dieci minuti di applausi ininterrotti, cento persone e una delle pagine più belle della cultura viterbese degli ultimi anni scritta all’interno di un luogo simbolo: la sala del Consiglio Comunale. Tutto questo è la magia di ‘Road Movie’ di Godfrey Hamilton (traduzione di Gian Maria Cervo, per la regia di Sandro Mabellini) che lunedì 29 settembre ha aperto Quartieri dell’Arte 2013.
Angelo Di Genio, unico attore in scena, è stato causa di mille emozioni. Dirette, immediate, pronte a colpire nel profondo il pubblico, che ha assistito allo spettacolo letteralmente ammutolito per circa un’ora e mezza. Una tensione emotiva continuamente stimolata dal virtuoso del violoncello Alberto Casadei, capace di dare profondità con le sue note a ben cinque personaggi che Di Genio ha saputo mettere in scena con uno spessore e un’intelligenza tali da rendere difficile credere abbia potuto rappresentare così tanti ruoli da solo.
Per QdA un esordio impeccabile. Il ritorno per il Festival, dopo diversi anni, all’interno di Palazzo dei Priori ha voluto essere un modo per continuare la riscoperta e coltivare la fruizione degli spazi più suggestivi della città, dimensione caratteristica della creatura di Gian Maria Cervo. Lo stesso ideatore e direttore artistico, con Alberto Bassetti, ha accolto in apertura il pubblico di Quartieri dell’Arte con un breve discorso.
“Il viterbese è un territorio magnifico che rischia di sprofondare nella miseria culturale per colpa di scelte sbagliate – ha sottolineato in un passaggio del suo intervento Cervo -. QdA riesce a continuare il proprio lavoro sul territorio, che significa produzione di cultura ed esportazione di prodotti culturali in alcune delle più importanti istituzioni di arte e spettacolo del mondo, grazie al sostegno del Ministero, della Regione Lazio, dell’ATCL e della Fondazione Carivit con cui è ricominciato un importante dialogo. La speranza è che anche le amministrazioni locali ci aiutino a rinnovare la bellezza di questo territorio nel tempo, riscrivendolo costantemente con noi, e non condannino loro stesse e i cittadini viterbesi alla miseria culturale.