ANNO 16 n° 274
Quartieri dell'Arte, intervista al direttore Gian Maria Cervo
''Confermata fisionomia del festival''
07/11/2011 - 11:16

VITERBO - Terminato da qualche giorno il festival Quartieri dell’Arte edizione 2011, un appuntamento che si è confermato capace di accendere l’attenzione della stampa nazionale sulla città dei Papi e i comuni della Tuscia interessati, un’intervista il direttore artistico Gian Maria Cervo.

Un festival di conferme e di rilancio. Come valuta questa edizione 2011?

Anche per il 2011 abbiamo confermato l’identità e la fisionomia del festival. Quartieri dell’Arte è l’unica realtà che fa produzione culturale direttamente pensata per il territorio viterbese e le bellezze che la Tuscia ospita. Questa nostra formula collaudata, che utilizziamo da tanti anni, è ciò che rende visibile a livello internazionale il festival.

Questo spiega la presenza di alcuni tra i più grandi enti teatrali del mondo. In questo gareggiamo con i più grandi festival e teatri stabili pubblici nazionali. Abbiamo avuto testate giornalistiche da tutta Europa che hanno seguito questa edizione 2011. Dei progetti portati avanti, anche negli anni passati, da QdA hanno parlato riviste del calibro di ‘Rolling Stone’ e ‘Mucchio Selvaggio’. Oltre la stampa tradizionale quindi anche riviste che rappresentano il fermento che c’è oggi e gli impulsi più innovativi che ci sono all’interno delle arti.

Quale futuro prevede per QdA?

Sicuramente è nostra ambizione rafforzare l’associazione tra evento culturale e luogo inusuale. Puntiamo a parlare sempre di più con le istituzioni locali, che a nostro avviso dovrebbero essere sempre più sensibili a politiche di sviluppo culturale e turistico. In questa edizione abbiamo scoperto il volto “michelangiolesco” di Viterbo.

Portando alla luce quello che rimane di una città che nel Cinquecento ebbe la sua ultima occasione, mancata, di darsi un respiro internazionale. Vogliamo continuare su questa strada. La speranza è che, ad accorgersi di questo lavoro prezioso, siano le istituzioni locali. Un loro sostegno forte sarebbe occasione per essere più incisivi.

Avete messo in scena spettacoli di segno politico radicalmente diverso. Dalla ‘Dodicesima Notte’ di Shakespeare a ‘Banda di Marionette’, tratto dall’ultimo romanzo di Celine. Che logica avete seguito?

Ha evidenziato bene. Spettacoli di segno politico contrapposto. Questo perché non siamo un festival politico e, ricorrendo a una frase di Carmelo Bene, “la nostra etica è l’estetica”. Della rilettura di Shakespeare portata in scena da Mabellini l’aspetto che ci ha più convinto è la formula da cabaret tedesco.

Per quanto riguarda Celine, anche qui la scelta è stata prettamente estetica. La cosa interessante è che Celine è un genio universale della letteratura e sarebbe assurdo non riproporre i suoi testi perché ritenuto collaborazionista dei nazisti. Intimamente credo che, come tutti i geni della letteratura, Celine sia stato un nichilista e nichilisti siamo anche noi.






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