

di Franca Marinelli
I recenti fatti di cronaca e di violenza dell’omicidio del disabile sessantaquattrenne di Manduria, ad opera di otto giovani, di cui sei minorenni, e lo stupro di una ragazza trentaseenne ad opera di due giovani di 19 e 22 anni di Viterbo, sotto il colore, quest’ultimo, di una formazione politica ''Casa Pound'' inducono nella sottoscritta, già consigliere di Cassazione con funzioni di giudice penale, esercitate in Milano, Roma, Orvieto, Perugia e da ultimo Viterbo, a tentarne una analisi di sociologia giuridica.
Da circa 40 anni si assiste ad una violenza senza freni, senza regole e aberrante ad opera di soggetti sempre più giovani. Non sono ancora del tutto lontano gli echi, gli efferati delitti, rapine e similia ad opera di gruppi politici ora denominati Brigate Rosse ora Nar: come allora fatti sanguinari con ''colorazioni politiche''.
Non sembra però essere la stessa violenza. Quella di prima conseguenza della rivolta contro il sistema feudatario della politica di quegli anni, quella di oggi, totalmente vuota da ogni ingiustificabile motivazione.
Crisi della famiglia dietro questi adolescenti? Non mi sembra: già dal ’68 la ''famiglia'' veniva rifiutata e contestata.
Crisi politica? Il movimento studentesco di allora, nato con il ’68, si ribadisce, si ''rivoltava'' contro i ''feudi'', già sopra ricordati; quella di oggi contro ''non si sa bene che cosa'', in nome ''di un ipotetico, per il momento, cambiamento sociale. Mi sembra però seppur con i limiti di questa modesta riflessione, che quello che manchi e che si riscontra nei fatti delittuosi di Manduria e Viterbo sia una totale mancanza di cultura, di un percorso di studi che non ha accompagnato questi ragazzi nella ''storia della vita e del futuro'' e che tale ''ignoranza'' sia il baratro più grande di questo cambiamento.
