ANNO 16 n° 273
Quando ortodossia e libertą si accolgono
Papa Francesco sotto la lente di Mascarucci
11/11/2023 - 15:37

 

di Elsa Berardi

CIVITA CASTELLANA - Una sensibile varietà di spunti, da quello dell’impostazione ecclesiastica canonica alle numerose integrazioni umanitarie nel messaggio di Cristo, ha tenuto banco nel pomeriggio del 10 novembre alla sala Mice: la presentazione del libro “Papa Francesco in controluce. Tra modernismo e tradizione” è stata in grado di unire e disgiungere le opinioni dei presenti, imprimendo un lascito culturale di dignitosa importanza. Si tratta di quanto accaduto durante il quarto appuntamento della rassegna culturale civitonica “Autunno piovono libri”.

A presenziare all’incontro con Americo Mascarucci, già autore di una trilogia su Papa Francesco e giornalista vaticanista di lungo corso, è stato il sindaco Luca Giampieri, accompagnato da parte della giunta comunale, mentre l’incarico di moderatrice dell’evento è stato affidato a Eleonora Celestini.

L’esperienza formativa è stata soprattutto seguita e indirizzata dagli interventi lungimiranti di Monsignor Marco Salvi, vescovo di Civita Castellana dall’11 novembre 2022: con la sua partecipazione, ha ricordato il pilastro cattolico di un’evangelizzazione sincera e ottimistica, mirata a scorgere sotto la cortina delle azioni umane il volto immacolato di Maria e la luce mistica dello Spirito. Chiarificatrice è stata la sua visione dell’istituzione ecclesiastica come cerniera degli opposti ideologici e roccaforte del metodo duale, una prospettiva che postula la comunicazione tra due entità della stessa unità creata.

Nella sua dissertazione saggistica, Mascarucci mette a nudo le perplessità di un gruppo eterogeneo riguardo la figura di raccordo di Papa Francesco, millantato da molti come un rivoluzionario e considerato da altri, quasi immobili in una fazione opposta e indotta da sentimenti pregiudiziali, un gregario non raffrontabile con i virtuosi della storia del cattolicesimo. Tra le tante proposte di dialogo sollevate, fondamentale è quella del paragone, ancora vivo per l’autore, tra Francesco e Papa Woytjla, l’amato Giovanni Paolo II: ciò che congiunge i due pontefici è la relazione con il mondo contemporaneo, un oceano secolarizzato e viziato da giudizi parziali. Non sono stati sottolineati i pregi e l’ascendente dell’ottica di Wojtyla, ma un acuto vaglio è stato applicato alle peculiarità di Papa Francesco e del contesto in cui ha iniziato a renderci parte del suo cammino, quello del presunto sedevacantismo conseguito alla rinuncia di Papa Benedetto XVI. Questo ritratto, dai toni cupi e inflessibili, sembra essere comunque non plausibile secondo l’idea dello scrittore, che preferisce indicare la reale legittimità del ruolo di Francesco per la comunità cristiana.

Un percorso interattivo, quello scandito dalle tappe del giornalista, è stato il faro che ha relegato dialettica della fede e atteggiamenti tradizionali in una sola opera spartiacque: è stato posto un confine netto tra la concezione bergogliana del Francesco militante e un’opinione del nostro papa più ponderata, che sottolinea la sua dichiarata inclusione delle categorie emarginate, accostata con il riconoscimento formale di nuovi luoghi di culto e situazioni cristiane non ancora canonizzate.

Abbiamo esposto all’autore del libro i nostri interrogativi.

R: Mascarucci, parliamo di uno dei centri nevralgici del dibattito pubblico nella nostra era travagliata, ossia gli stili di vita ecosostenibili. Con opere come l’enciclica del 2015, pubblicata in occasione del Giubileo straordinario della misericordia, il papa si batte per la “cura della casa comune”. La sua mossa è programmatica: va in direzione di un’avanguardia green o rimane fedele alla visione edenica della tutela della natura?

A mio avviso, il nostro papa si muove in piena concordanza con i dettami biblici. La sua visione del creato è quella di San Francesco: la Chiesa deve essere aperta al mondo e alle sue emergenze, delle quali deve farsi carico, dunque Papa Francesco ha sentito il bisogno di dare un suo contributo, sempre fondato sulla Parola biblica, alla lotta contro i cambiamenti climatici e al percorso per la salvezza reale della nostra Terra. Il papa è un francescano sia nella sua concezione del creato, sia in quella della fratellanza, un bene trasversale e da condividere, come si legge nell’enciclica “Fratelli tutti”.

R: Papa Francesco non è soltanto il monarca assoluto dello Stato del Vaticano, ma anche un volto squisito che trasuda umanità. Nella sua richiesta ricorrente di pregare per le sue condizioni di salute, possiamo leggere una volontà di affidarsi all’uomo laico e all’umanità tutta?

Il tratto umano e umanitario è caratteristico, oltre che della sua impostazione, della sua persona: basti pensare che, nel marzo del 2013, ha esordito con un semplice “Buonasera” rivolto ai fedeli durante la sua proclamazione! Cosa c’è di più umano di questo? Essere papa è una missione che implica l’elargizione di conforto e diverse responsabilità: a volte mi chiedo cosa significhi e comprendo ogni volta che si tratta di un mandato profondo. Verso papa Francesco c’è una cattiveria ingiustificata e che non merita, la quale passa anche attraverso il mezzo dei social: per un uomo così sfaccettato, ma al contempo così umano, non è semplice subire queste ondate di dissenso. Con Francesco vediamo definitivamente il lato umano della Chiesa e lo viviamo nel suo affrontare la quotidianità.

R: Il nostro papa è stato anche capace di rivalutare notevolmente la figura di Gesù. Il singolo uomo esemplare, quindi, nel suo pensiero di vaticanista e studioso della fede cristiana, è in grado tutt’ora di fare da traino nell’affrancamento dall’indifferenza e dall’egoismo collettivi?

Credo che questa figura singola debba essere, almeno per ciò che mi suggerisce l’esperienza, un vero orientamento per la fede cristiana. Si deve partire proprio da Gesù!

R: Abbiamo discusso di emancipazione dal passato. Questo concetto è da teorizzare nella forma di una rottura con ciò che viene prima o è invece la sintesi di una visione d’insieme, improntata a leggere il futuro con occhi pacificatori?

Emancipazione è visione del futuro e riconciliazione con il passato, anche e soprattutto per un’istituzione come la Chiesa di Roma, che va pensata proprio come tale.

Papa Francesco non è libertà dalla tradizione, ma tradizione basata sulla libertà di vivere Dio, senza mai precludersi la necessità di essere sempre uomini e donne. Non è un gregario, come qualcuno ha sentenziato, né un nuovo rivoluzionario: è misericordia attiva e prontezza all’accoglienza che sostanzia gli albori di una Chiesa moderata, sia per il graduale impatto sul fanatismo -denunciato e sdrammatizzato dallo stesso pontefice- sia per la revisione del senso puro delle Sacre Scritture, un concentrato di amore realizzabile e a misura di anima francescana.






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