

VITERBO – ''Il compito della procura non può essere solo che quello di reprimere. Abbiamo prima di tutto il dovere di tutelare e salvaguardare la collettività. Aiutare chi ne ha bisogno e recuperare chi non vede alternative. I fascicoli di cui queste aule sono piene non devono essere solamente carte da smaltire. Al loro interno ci sono storie, persone reali che meritano la nostra attenzione. E il nostro aiuto.''. Parola del procuratore capo Paolo Auriemma, che proprio ieri si è reso protagonista di una storia a lieto fine, fatta di collaborazione e sostegno.
È la storia di un 50enne di Bassano Romano, non cominciata di certo sotto i migliori auspici. Nella tarda serata dello scorso 5 agosto terrorizzò i clienti di due bar del centro, armato di un’ascia. Palesemente ubriaco e fuori controllo venne fermato da un carabiniere e successivamente arrestato. Su di lui le accuse di minacce aggravate, lesioni, porto d’armi abusivo e resistenza a pubblico ufficiale. Da quel giorno ai domiciliari, avrebbe dovuto affrontare un processo per direttissima e una condanna certa.
Ben diverso però, il finale che gli è stato riservato. ''Dobbiamo punire chi sbaglia, certo. Ma dobbiamo soprattutto aiutare le persone a non commettere nuovamente gli stessi errori'', prosegue il procuratore capo Auriemma. Ecco perché, per il 50enne nessun processo per direttissima. Nessuna condanna immediata. Ma la strada della disintossicazione e del recupero. ''Abbiamo convalidato l’arresto, e, ancor prima del patteggiamento di fronte al gip, abbiamo contattato delle cliniche che risolvono i problemi di dipendenza'', ha proseguito.
Da una parte, quindi, la procura e la sua ferma volontà di agire nella comunità, per la comunità. Dall’altra la collaborazione dell’uomo, che ha colto al volo questa seconda opportunità che la giustizia italiana gli ha offerto. Per lui nessuna direttissima – che sarebbe di prassi in caso di arresto in flagranza di reato – e quindi nessuna condanna esemplare da parte del giudice. Per il 50enne un regalo ancora più grande. Al di là del patteggiamento a 8 mesi che ieri mattina ha concordato con il giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato, per lui si aprirà la strada della disintossicazione e della riabilitazione sociale.
Una scelta fortemente voluta sia dall’accusa che dalla difesa dell’uomo, l’avvocato Federica Ambrogi.
''Abbiamo fatto in modo che, ancor prima della pena patteggiata, il 50enne potesse essere messo nella condizione di riprendere la sua vita in mano – ha concluso il procuratore capo Auriemma – questi uffici hanno il dovere, oltre che il compito, di guardare alla collettività e ai suoi bisogni: non possiamo pensare in termini strettamente pratici. Le persone con cui ogni giorno abbiamo a che fare sono esseri umani, prima ancora che imputati o indagati. Se hanno bisogno del nostro aiuto, va fatto il possibile. E oggi il possibile è stato fatto: l’uomo che fino a tre mesi fa se ne andava in giro per Bassano Romano a spaventare gli altri con un’ascia in mano, completamente ubriaco, ora sarà accolto in una struttura specializzata per risolvere dipendenze di questo tipo. Non abbiamo solo evitato che sbagli di nuovo, gli stiamo salvando la vita''.