

VITERBO – Oggi esce la classifica sulla qualità della vita nelle città italiane, redatta da Italia Oggi e Università La Sapienza di Roma, ma già sono trapelati i primi dati che vedono la città di Viterbo al 63esimo posto della classifica nazionale, una posizione in meno rispetto allo scorso anno. Nel giro di 12 mesi, quindi, le condizioni della qualità della vita a Viterbo sono peggiorate come nelle altre città laziali capoluogo di provincia e nella Capitale, l'unica che regge e anzi migliora di una posizione è Rieti che sale al 46esimo posto, uno in più rispetto allo scorso anno.
Al primo posto della classifica c'è la new entry: Mantova incoronata regina della qualità della vita in Italia. Quella che è anche la Capitale della cultura 2016 scalza Trento, che dominava la classifica ininterrottamente dal 2011. Nuovo ingresso sui gradini più alti del podio per Belluno, terza, in salita dall'ottava posizione. Scivolano, invece, Pordenone (da terza a quarta) e Bolzano (da seconda a ottava). In generale, resta ampia la frattura tra Nord e Sud del Paese; anzi, si è andato disperdendo quello zoccolo duro di province meridionali dove tutto sommato si trovavano eccellenze rispetto alla media dell'area. Soffrono anche i grandi centri urbani. All'ultimo posto della classifica c'è Crotone, che pure rispetto alle altre province meridionali presenta alcuni elementi di discontinuità: qui, infatti, il tenore di vita è accettabile.
Il corposo lavoro indaga le dimensioni di affari e lavoro, ambiente, criminalità, disagio sociale e personale, popolazione, servizi finanziari e scolastici, sistema salute, tempo libero e tenore di vita, a loro volta articolate in 21 sottodimensioni e un elevato numero di indicatori di base, 84. Dai dati generali del 2016 emerge che sono 56 su 110 le province nelle quali la qualità della vita è risultata buona o accettabile, contro le 53 della passata edizione. È un timido miglioramento in accordo con i deboli segnali di ripresa economica, ma tradotto in termini di popolazione significa che ancora il 53,9% degli italiani vive in territori dove la qualità della vita è scarsa o insufficiente. I ricercatori, visto che il lavoro viene ripresentato ormai da 18 edizioni, possono individuare i trend del medio periodo: ''Una crescente vulnerabilità del nord ovest, molto verosimilmente causata da determinanti di carattere economico, quali i processi di deindustrializzazione e ristrutturazione produttiva in atto, e i problemi strutturali e tuttora irrisolti che stanno determinando un perdurante peggioramento della qualità della vita in Italia meridionale''.
A tenere botta sono invece le province medio-piccole del nord est e del centro: ''Mostrano un notevole grado di 'resilienza', determinato forse dalla struttura del tessuto produttivo. Anche quest'anno tali linee di tendenza sono pienamente confermate: fra le 54 province in cui la qualità della vita è risultata scarsa o insufficiente, 6 sono dislocate nel nord ovest, 2 sono ricomprese nel nord est, 7 in Italia centrale e 39 su 41 in Italia meridionale e insulare''. Quindi, in sintesi anche quest'anno si vede una stabilità nel livello di qualità della vita nelle province del nord ovest, un miglioramento nel nord est e in Italia centrale, un lieve peggioramento nell'Italia meridionale e insulare. ''L'altra conferma riguarda gli effetti della congiuntura economica: una situazione di crisi economica che tende ad avere ripercussioni più severe nel nord ovest che nel nord est, determinando l'emersione di fenomeni di polarizzazione fra le due aree'', dice lo studio. La situazione peggiore si registra a Roma. Infatti la Capitale non arresta la caduta verso le posizioni di coda e, come lo scorso anno, cede ben 19 posizioni (31 dal 2014) portandosi all'88° posto, cioè su livelli di qualità della vita insufficienti.