

di Domenico Savino
VITERBO – Il capolavoro è riuscito per l’ennesima volta. E dire che il malato era gravissimo: una squadra che chiude il girone d’andata con undici punti ha il destino segnato. Praticamente è senza speranze, conta solo i giorni che la separano dalla retrocessione. E invece c’è qualcuno che a certi destini scritti non si rassegna che lotta finchè c’è speranza. Perché il calcio in fondo è un divertimento e se si perde questa primigenia caratteristica il rischio di farsi male è elevato Lillo Puccica ha capito tutto ancora una volta prima degli altri. La sua principale preoccupazione era che la Flaminia non mollasse dal punto di vista psicologico, che lo scoramento non prendesse il sopravvento.
Ha avuto la forza per continuare quando la tempesta infuriava: si è attaccato al treno di un quarantunenne che ha ancora la voglia di divertirsi e divertire. Proprio come Puccica, perché passano gli anni e le squadre, ma la classe resta intatta e in un girone in cui si fa fatica a fare una diagonale, piedi fatati di Ciro De Cesare sono stati le ami per iniziare la scalata culminata con la partita perfetta di Ponte San Giovanni. Un successo che non fa una piega, sottolineato dai complimenti dei ponteggiani a fine gara:
''Il vero capolavoro – dice Puccica – è stato rimanere compatti dopo aver fatto solo undici punti nel girone d’andata. Tanti anni di calcio mi hanno insegnato che in queste condizioni si è spacciati e la retrocessione è cosa certa. E invece non abbiamo mai mollato sia dal punto di vista del gioco e soprattutto da quello dell’impegno''.
La svolta è stato l’arrivo di De Cesare, un ''rompiscatole'' lo definisce l’allenatore di Capranica ''ma di quelli buoni, domenica è stato il primo a festeggiare, correva come un bambino. Non è semplice vedere un uomo che ha vinto cinque campionati in carriera tra i professionisti scendere in serie D e allenarsi con la una dedizione. Ha sempre un consiglio per tutti''.
Lo stesso Puccica ripercorre le tappe del suo arrivo: ''Inizialmente volevamo prendere Menichini, sembrava tutto fatto. Poi come spesso accade nel calcio non se ne è fatto nulla. Nel frattempo era andato via anche Sasà Scoppetta. Dopo qualche giorno ci chiama e ci dice di essere in contatto con il procuratore di Ciro. Allora ci muoviamo, prendiamo informazioni tramite D’Antoni che ci aveva giocato insieme a Frosinone. La nostra paura era che ci avrebbe chiesto cifre astronomiche e invece l’accordo è arrivato subito e De Cesare si è messo a disposizione rivelandosi fondamentale''.
Nei ricordi Puccica inserisce anche Sciamanna: ''Per me è la più grande sorpresa: ha mezzo tecnici che sono sprecati per la serie D. ma quando è arrivato a Civita era in soprappeso e non giocava da sei mesi. Ci è voluto del tempo per farlo ritornare in forma, ma quando la sua condizione è cresciuta, ho visto il vero Sciamanna''
Quindi l’epilogo di Ponte San Giovanni: ''Siamo arrivati a questa sfida – dice – nella migliore condizione mentale e fisica. Era la Pontevecchio che doveva gestire e paradossalmente ha sentito il peso del doppio impegno. Io ero tranquillo dopo la prestazione dell’andata. Nel calcio la testa è tutto e fa sempre la differenza''.
Ora Puccica vuole riposarsi, magari in attesa di una chiamata per continuare a divertirsi facendo calcio a modo suo: ''Il futuro ancora non lo so. Quello che è certo è che giovedì faremo una cena con la squadra e con il presidente Ciappici per festeggiare la salvezza. Ringrazio soprattutto Ciappici perché ha creduto in me anche quando tutto andava storto e io non potevo che ripagarlo con questa salvezza''.