

VITERBO - Sarà la volta buona? Crederci non costa nulla, anche se è l’attesa dura da un pezzo e le ultime volte non è che sia andata così liscia. Ore 16, palazzo Gentili, c’è il consiglio provinciale straordinario che dovrebbe –dovrebbe – eleggere il nuovo presidente del consiglio stesso. E anche il vice.
Sì, perché attualmente l’assemblea del massimo ente della Tuscia è ancora senza il suo direttore d’orchestra, da quando l’ultimo presidente, Piero Camilli, si dimise in una calda giornata di inizio luglio. Da allora ne abbiamo viste di tutti i colori: una crisi che non finiva mai, trattative fiume come neanche ai tempi di Benigno Zaccagnini, e alla fine il rimpasto, con un riequilibrio di forze e di deleghe in Giunta. Giunta che è entrata in funzione a settembre, senza però che ci fosse l’ultimo passaggio dell’elezione del presidente, già rinviata in un paio d’occasioni. Le cause del rinvio? Misteriose, o forse no, nonostante sembrava scontato l’accordo – già arrivato ai tempi del rimpasto – su un esponente dell’Udc, segnatamente il capogruppo Francesco Bigiotti. La soluzione più logica per risistemare la bilancia dopo che i centristi avevano ceduto un assessorato a Fratelli d’Italia e contribuito a riportare l’armonia nell’amministrazione Meroi. Almeno in apparenza. Ma il traccheggio dell’ultimo consiglio, quando il voto per il presidente fu messo da parte in favore di altri punti all’ordine del giorno, ha trasformato l’elezione di Bigiotti da formalità a mezzo caso. Spaccature all’intero della stessa Udc? Che da una parte ci siano lo stesso Bigiotti e il sutrino Casini, e dall’altra Francesco Galli (consigliere aziano che presiede le sedute finché non ci sarà un titolare) e Alfio Meraviglia non è certo un segreto. Ma la speranza è che oggi le divergenze siano state definitivamente appianate e che si possa arrivare ad un’elezione condivisa di Bigiotti. Altrimenti l’impressione è che qualcun altro possa approfittare dell’impasse e magari cercare di strappare (anche) quella poltrona.