

VITERBO - Quale futuro economico, sociale e politico per la Tuscia nella prospettiva della abolizione della Provincia di Viterbo e della istituzione dell'Area Metropolitana di Roma.
In un momento in cui si fa concreta l'ipotesi del passaggio da tre a due livelli di governo locale, ci si interroga se siano proprio le amministrazioni provinciali a dover esser abolite e se non sia invece più opportuno procedere ad un riassetto istituzionale complessivo, magari sul modello dei dipartimenti francesi, enti amministrativi che hanno una competenza territoriale intermedia tra regione e provincia.
La probabile abolizione della Provincia di Viterbo, accompagnata peraltro dalla costituzione dell'Area Metropolitana di Roma, porrà in ogni caso un problema di rappresentanza politica della Tuscia, che si troverebbe a rapportarsi con una Regione Lazio sempre più monopolizzata da Roma.
Di questo fondamentale tema, con le suo notevoli implicazioni occupazionali ed economiche, si discuterà il 5 dicembre 2013 alle 17,30 nella sala dell'Archivio di Stato di Viterbo (Via Cardarelli n.18).
L'incontro è promosso dal Gruppo di Studio “La Tuscia e la riforma degli enti locali” e vedrà la partecipazione del presidente dell'amministrazione provinciale Marcello Meroi, della Segretaria della CNA di Viterbo e Civitavecchia Luigia Melaragni, del presidente del consorzio delle autonomie locali Donato Robilotta e del professor Andrea Morrone, docente di diritto costituzionale presso l'Università di Bologna e già presidente del comitato nazionale per l'abrogazione del Porcellum. Vari ed interessanti gli interventi programmati. Il dibattito sarà introdotto da Emanuel Fulvi e moderato da Carlo Mezzetti.