

di Giovanni Masotti
VITERBO - C'è una nuova voglia di partecipare che, soprattutto nelle ultime settimane, ha cominciato a imperare a Viterbo e nella Tuscia: la voglia di democrazia diretta (quasi come una volta fu con la 'polis' greca, esercizio altissimo di potere al popolo, la piazza che decideva su un determinato problema scavalcando i suoi rappresentanti ufficiali e si poneva come primo interlocutore di fronte a una qualsiasi questione importante per la comunità).

Senza esagerare nelle similitudini, che sarebbe ridicolo, non si possono non riconoscere alcuni tratti comuni tra le due esperienze, così lontane nel tempo ma così vicine concettualmente. Per capire meglio occorre esaminare alcune circostanze ed esperienze che sono cresciute di recente a Viterbo, sospinte anche dal fatto che la città è governata da un movimento civico tutt' altro che schiavo dei partiti tradizionali.
Il primo esempio di questo cambiamento lo abbiamo visto per quanto riguarda 'San Pellegrino in fiore', salvato nella sua sopravvivenza attraverso la formula di 'Viterbo in festa' grazie all' intervento diretto della Pro Loco e di una settantina di entusiaste associazioni locali, che hanno surrogato le difficoltà del Comune a proseguire nel sentitissimo evento che ha da tempo segnato il passaggio dal defunto inverno alla primavera inoltrata.
Forse anche sulla scia di questo successo e della confusione di lingue che stava invece prevalendo sul più complesso degli argomenti, il centro storico, la sindaca Frontini ha convocato per il 26 di marzo un' assemblea di popolo che discuta senza veli del prossimo futuro partendo dalla proposta alquanto avventurosa della giunta di 'espellere' le auto da valle Faul. Un tema delicatissimo, come si può comprendere.
Sempre sulla stessa lunghezza d' onda l'amministrazione comunale ha deliberato di effettuare uno 'stress test' in piazza della Rocca con gli operatori del mercato settimanale del sabato per verificare se questa location possa sostenere e meritare il ritorno dell' abituale appuntamento dal Carmine ad una zona centrale della città, fermando l' emorragia di partecipazione che si è registrata nei tre anni di 'confino' in una semi-periferia. Insomma si verifica e si ragiona direttamente con la gente e le categorie senza timori o complessi di superiorità e questo non può che far bene a Viterbo ed alla sua rinascita.