

VITERBO - L'incontro di ieri con il prefetto Gennaro Capo non ha sortito gli effetti sperati dagli agricoltori di Conca che continuano la loro protesta.
''Siamo stati dal prefetto di Viterbo che ha ascoltato le nostre istanze - racconta Tonino Monfeli che ha guidato la delegazione - ma a suo parere le nostre richieste sono troppo lungimiranti e non realizzabili per cui ha provato a proporci di richiedere un gasolio meno caro, (come ha già fatto coldiretti) per fare un esempio''.
Una proposta che non ha soddisfatto gli agricoltori.

''Io ho risposto no grazie - prosegue Monfeli - noi moriremo, come stanno morendo quarantamila aziende in un anno ma non accettiamo cure palliative, che alla prima occasione ci faranno pagare con gli interessi, noi vogliamo risposte sul dramma vero, che le nostre aziende stanno subendo e non smetteremo di prospettare soluzioni alternative alla rottamazione in atto del nostro meraviglioso comparto.'
Il Conca, il comitato degli agricoltori e degli allevatori, pertanto continuerà a battersi per far cambiare rotta al governo.
Ieri al prefetto ha ricordato che è un comitato di agricoltori e allevatori accreditato presso il Masaf che si è costituito a Roma per supportare la mobilitazione che dallo scorso inverno sta chiedendo alle istituzioni di cambiare rotta, ripristinando le basi con cui si è costruito il Trattato di Roma nel 1957, partendo dall'articolo 39 che prevede di assicurare 'un tenore di vita equo alla popolazione agricola' e nel pieno rispetto della Costituzione.
''Molti esperti ormai, anche in base a quanto sta arrivando dalla nuova amministrazione Usa che sta abbandonando le false politiche verdi e in ambito della salute dichiara di voler partire dall'alimentazione dei propri cittadini - dice Monfeli - insieme ai produttori primari di cibo, chiedono di rivedere i trattati internazionali del commercio, gli incentivi per la produzione di energia dalle biomasse e per mega impianti di 'rinnovabili' che generano solo speculazione finanziaria''. Gli agricoltori, infine, esprimono la loro preoccupazione per i nuovi ogm e le polveri di insetti che ''finiscono di distruggere la qualità delle nostre produzioni agricole e dello stesso pescato, coscienti che le multinazionali dell'agrobussines, tutte partecipate da fondi di investimento, iniziano a produrre cibo sintetico da far sperimentare a tutti''.