

VITERBO – Protesta della bocche cucite atto secondo.
Dopo quella del 20 dicembre, sabato scorso tredici ospiti della Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Ponte Galeria, alla periferia di Roma, si sono cuciti la bocca con ago e filo e anche fil di ferro sulla carne viva. Sono tutti marocchini provenienti da Lampedusa.
A guidare la protesta è l’''imam'' Mohamed Rmida, un tunisino che era incorso in uno dei ricorrenti, contorti meccanismi giudiziari che riguardano ex detenuti stranieri: finito di scontare la sua pena detentiva il 7 dicembre, era stato scarcerato dal penitenziario Mammagialla di Viterbo (in passato era stato detenuto anche a Velletri, Rebibbia e Civitavecchia). Ma appena uscito dal carcere viterbese, Rmida era stato portato al Cie dove era rimasto “ristretto” per alcune settimane.
Tra i motivi della protesta c’era anche la scomparsa dei soldi inviati alla sua famiglia in Tunisia mentre si trovava in carcere.