ANNO 16 n° 275
Protesi d’anca tossiche, 41 malati rioperati
13/03/2012 - 10:11

A quarantuno pazienti, nelle Marche, sono state impiantate protesi d’anca che rilasciano nell’organismo ioni di cromo e cobalto. Tredici, all’ospedale di Jesi, sono stati rioperati. La stragrande maggioranza pazienti anziani. Per loro un’altra tappa di un lungo calvario. Gli altri ventotto vengono monitorati nelle varie strutture sanitarie e rischiano di finire sotto i ferri da un momento all’altro per la rimozione delle articolazioni artificiali.

E’ stata una donna, operata all’anca a Jesi, a far esplodere il caso. Continuava a star male, aveva dolori di stomaco, i sintomi di un possibile avvelenamento. Il Tribunale del malato ha puntato il dito contro le protesi DePuy: dispositivi metallici fabbricati dalla omonima società del colosso Johnson & Johnson. Per ammissione della stessa multinazionale, che le ha ritirate dal mercato nell’agosto 2010, hanno il difetto di rilasciare le microscopiche particelle metalliche. I controlli hanno accertato che effettivamente, a Jesi, in passato erano state impiantate su 21 pazienti.

E che gli stessi dispositivi ortopedici nelle Marche (47 quelli acquistati) sono stati applicati anche all’Inrca di Ancona (dieci protesi impiantate), all’ospedale civile di Urbino (13 acquistate, 10 utilizzate), alla casa di cura Villa Anna di San Benedetto (3 utilizzate), all’ospedale di Loreto (una protesi utilizzata).

La Regione ha riunito i suoi esperti ieri dopo che i carabinieri del Nas, in base alle segnalazioni arrivate dal Ministero lo scorso 24 gennaio e da Jesi pochi giorni fa, hanno acquisito la documentazione sull’acquisto delle protesi DePuy e l’impiego nei vari centri marchigiani. Il direttore del Dipartimento salute, Carmine Ruta, ha disposto il monitoraggio completo sui pazienti coinvolti «in modo da seguire l’evolversi clinico e legale della questione». Gli effetti sarebbero problemi muscolari e neurologici. L’assessore Mezzolani ha trasmesso la documentazione all’Ufficio legale per eventuali azioni di rivalsa verso la DePuy: «La Regione, come i pazienti, è parte offesa in questa vicenda. Valutiamo la possibilità di chiedere i danni d’immagine».

Per la verità, la Regione non ha acquistato le protesi di sua iniziativa. La scelta è stata fatta dai singoli ortopedici, visto che per dispositivi specialistici non vengono effettuate gare generiche. Del resto, la ditta DePuy - ha spiegato uno dei primari che ha usato le articolazioni metalliche - è sempre stata la «Ferrari dell’ortopedia». E le stesse protesi finite nel mirino, meccanicamente, erano considerate tra le migliori sul mercato per alcune problematiche dell’anca. Il rilascio di ioni tossici è un problema emerso molto tempo dopo i primi impianti, per anni nessuno specialista ne è stato a conoscenza.

«A mio giudizio - ha spiegato il primario di Jesi Nicola Pace - l’allarme è esagerato. Al momento tutte le rimozioni, nel nostro ospedale, sono dovute a successive fratture. Non ci sono pazienti intossicati da metalli. I successivi interventi saranno giustificati solo da necessità di singoli pazienti, per ora ci limiteremo all’osservazione senza togliere i dispositivi». Un sospiro di sollievo è stato tirato, infine, quando è stato chiaro che le protesi DePuy non sono state usate nell’ospedale di Torrette di Ancona, il più grande della regione, e in quelli dei capoluoghi provinciali.

Ilmessaggero.it






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