ANNO 16 n° 271
Pronto soccorso a Civita Castellana: 'L'empatia e l'umanitā dovrebbero essere le basi'
Il camice bianco č abbastanza per essere un vero dottore?
28/10/2024 - 07:02

di Serena D'Ascanio

CIVITA CASTELLANA - Un episodio al pronto soccorso di Civita Castellana ha acceso il dibattito su empatia e cortesia nel servizio sanitario. Una famiglia racconta l'incontro poco umano e quasi sarcastico con il personale medico, chiedendosi se il giuramento di Ippocrate sia rispettato solo formalmente o davvero nella pratica.

'Ieri abbiamo accompagnato mia madre al pronto soccorso dell’ospedale di Civita Castellana dopo che, purtroppo, era scivolata in casa. Sapevamo che una visita in pronto soccorso avrebbe richiesto del tempo per le varie analisi, lastre e approfondimenti necessari; eravamo preparati all’attesa e all’iter medico. Quello che non ci aspettavamo, però, era la mancanza di empatia e di educazione da parte di chi ha scelto di prestare assistenza sanitaria, dedicandosi agli altri.

Quando si sceglie la professione medica, il giuramento di Ippocrate dovrebbe essere un impegno sincero, volto a garantire assistenza e rispetto per ogni paziente, nel pieno rispetto di scienza e coscienza, con diligenza, perizia e prudenza. Invece, ci siamo trovati di fronte a un medico di turno che sembrava trattare la situazione con una freddezza inaspettata.

Dopo le analisi, un’infermiera ci ha gentilmente consegnato il referto. Ho chiesto di poter parlare con il medico per avere un quadro più chiaro della situazione di mia madre. La risposta è stata immediata, con un atteggiamento apparentemente garbato, ma dall’effetto ironico e di superiorità: 'Sa leggere quanto scritto sul referto?', ha detto, facendomi capire che non aveva tempo per spiegazioni, poiché impegnato con altri pazienti.

La sanità dovrebbe essere un luogo in cui chi è in difficoltà non trova solo competenze tecniche, ma anche comprensione e umanità. Purtroppo, episodi come questi mettono in dubbio l’attenzione e la dedizione alla persona, che dovrebbero sempre accompagnare la professionalità medica.

Chiediamo solo che il camice bianco non rappresenti un privilegio, ma piuttosto una scelta di servizio autentica.'

L'accaduto mette in luce la necessità di un’assistenza non solo tecnica, ma anche emotiva, soprattutto in momenti di fragilità come quelli vissuti al pronto soccorso.






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