ANNO 16 n° 274
''Pronto a denunciare i carabinieri''
Il padre del minorenne arrestato per maltrattamenti e droga accusa i
militari:''Né io né un avvocato presenti al momento dell'interrogatorio''
11/06/2017 - 03:08

CIVITA CASTELLANA - ''Mio figlio ha sbagliato in passato, ma non per questo i carabinieri devono sentirsi autorizzati a infrangere la legge''. A parlare e a lanciare la pesante accusa nei confronti dei militari è il papà del ragazzo minorenne arrestato venerdì scorso a Civita Castellana per maltrattamenti nei confronti della madre e per il possesso di 22 dosi di mirijuana pronte per lo spaccio (clicca QUI per leggere la notizia). Portato nella caserma di via Terni dagli uomini dell'Arma, il sedicenne è stato poi trasferito in un centro di prima accoglienza, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria per i minori di Roma, in attesa di giudizio.

Secondo il padre del ragazzo, R.K., presente in casa al momento dell'arresto e che ha seguito il figlio alla stazione dei militari, la storia non è andata esattamente come è stata divulgata dai carabinieri agli organi di stampa. Per questo ha voluto raccontare la sua versione dei fatti a Viterbo News 24.

''Non è vero - inizia il racconto del papà -, non è vero che aveva 22 involucri di droga e non è vero che maltrattava la madre: è tutto il contrario. Sono andato pure io in caserma, chiamato dal maresciallo, ma non solo ho aspettato 4 ore, senza che nessuno mi dicesse cosa stesse accadendo, ma mio figlio minorenne è stato interrogato senza la presenza di un avvocato o del genitore. Per questo ho intenzione di denunciare l'intero comando dei carabinieri di Civita Castellana per aver infranto la legge''.

''Venerdì pomeriggio - spiega l'uomo - ero a casa con mio figlio e la madre. Stavamo parlando tutti insieme quando all'improvviso la donna ha iniziato a picchiare il ragazzo senza nessuna ragione e lui ha reagito. Questi maltrattamenti vanno avanti da troppo tempo e lei, ogni volta, chiama continuamente i carabinieri dichiarando il falso. Lui non sa come difendersi e considera assurdo doversi proteggere dalla sua stessa madre. Venerdì è successa la stessa cosa: sono intervenuto per farli calmare ma lei ha chiamato di nuovo i militari. Una volta arrivati hanno cercato di mettere la situazione sotto controllo, su questo ci sono riusciti, poi hanno fatto una perquisizione nella camera del ragazzo e hanno trovato delle palline di carta, dove all'interno non c'era nulla, e un bilancino''.

''Subito dopo - prosegue il padre - hanno portato mio figlio in caserma, su questo non ho nulla da obbiettare dato che in quel momento serviva per calmare la situazione, e mi hanno detto di seguirli per essere presente all'interrogatorio. Vado alla stazione e lì aspetto dalle 15,30 fino alle 19 in sala d'attesa, senza ricevere alcuna informazione. Visto il ritardo ho chiesto chiarimenti, anche perché alle 20 avevo il treno per andare nella città dove vivo e rischiavo di mancare a degli appuntamenti di lavoro: mi hanno risposto che avrebbero portato mio figlio in un centro e che potevo andarmene. Lo hanno interrogato senza la mia presenza e senza quella di un avvocato. Ciò che ha firmato nel verbale non so come lo abbiano ottenuto''.

''Il ragazzo - precisa il genitore - ha combinato dei guai in passato ed ora è sotto controllo dalla Neuropsichiatra Infantile, ma anche i medici non sono riusciti a capire quale sia il problema. La causa del disagio di mio figlio - dice il padre - sta nel fatto che tutti i giorni deve affrontare sua madre, che tra l'altro è in cura presso il Cim. Nessuno lo ha mai aiutato o capito, quello che vuole è soltanto essere amato. Io purtroppo sono dovuto andare via di casa quasi un anno fa perché non potevo più continuare a vivere con la mia ex moglie: con me aveva lo stesso comportamento violento che ora ha con lui. La donna ha smesso di prendere gli psicofarmaci ed è diventata aggressiva con tutti''.

''Mio figlio ha sbagliato in passato - ribadisce -, ma non per questo i carabinieri devono sentirsi autorizzati a infrangere la legge, interrogando un minorenne senza la presenza di un avvocato, di un familiare o di un assistente sociale. Il ragazzo, tra l'altro, non aveva nulla addosso - conclude - e la perquisizione in casa è avvenuta senza un mandato''.






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