

di Eleonora Celestini
VITERBO - L'incontro tra le vittime e i responsabili di reati come mezzo attraverso cui rimettere insieme i pezzi di qualcosa che si è rotto ma da cui può ancora nascere qualcosa di nuovo. E di buono. Ruota tutto attorno al concetto di giustizia riparativa, una giustizia riparativa umanistica, il progetto Micro (mediatori in carcere, la riparazione all'opera) realizzato dall'associazione Simpse, acronimo di Società italiana di medicina e sanità penitenziaria, in collaborazione con l'Uepe, ufficio dell'esecuzione penale esterna di Viterbo, e il Ceis, e in rete con le associazioni Spondè e Mediante. Il progetto è stato finanziato dalla Regione Lazio.
Attraverso lezioni in aula, lavori di gruppo, osservazione silente, restituzione in aula di riflessione, schede di osservazione e valutazione, si sono svolti gli incontri di mediazione tra persone colpite da provvedimenti restrittivi fuori dal carcere, affidati a Uepe e Ceis, e le loro vittime. I risultati di questa attività durata undici mesi - che ha coinvolto 44 utenti, per un totale di 33 ore mediali, con l'ausilio di cinque mediatrici, un coach, due supervisori e un project manager - sono stati presentati questa mattina in Provincia dal referente Simpse, Giulio Starnini; dalla direttrice dell'Uepe, Caterina Caldarola; dal referente del Ceis, Stefano Sensini, in vece di don Alberto Canuzzi; dalla presidente di Mediante, Valentina Pannucci, insieme ad altre mediatrici; dalla project manager di Micro, la consigliera comunale Chiara Frontini. Assente all'incontro ma comunque parte integrante del progetto, la coach Maria Pia Giuffrida, tra i massimi esperti nazionali di mediazione.
''Tutto parte dal concetto di giustizia riparativa - spiega Starnini -, una giustizia riparativa umanistica che guarda all'uomo colpevole del reato ma anche all'uomo vittima del reato stesso, alle loro famiglie, alla comunità penalizzata dal reato. La mediazione è costruzione, non solo ricostruzione. Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato al progetto, e anche l'ex presidente della Provincia Marcello Meroi e il consigliere regionale Enrico Panunzi per il supporto''.
Stando ai dati emersi, la risposta dei partecipanti di Uepe e Ceis al progetto è stata ampia e fruttuosa. ''Sono i veri protagonisti - conclude Starnini - con le loro storie di vita, travagliate, commoventi, sbagliate forse, ma ricche di umanità. Hanno manifestato di volere fortemente essere ancora parte di questa comunità''.
''L'Italia è ancora indietro nelle politiche di recupero dei detenuti - afferma poi Caldarola -, per 30 anni l'Uepe è stato un ufficio sconosciuto. Restano le difficoltà di passare alle misure alternative al carcere, alla necessità di capire l'anti economicità morale di recludere un uomo che ha sbagliato ma che deve essere reintegrato. La vittima di un reato è anche la società in cui vive - conclude -, la giustizia riparativa e la mediazione penale sono momenti di incontro che alleggeriscono questa società del peso della pena''.