ANNO 16 n° 273
''Produrre cultura č dare luce alla cittā''
Paolo Manganiello si candida con il Pdl e spiega la sua politica culturale
27/04/2013 - 04:00

VITERBO – (roc) In una competizione elettorale dove l’idea di nuove strategie culturali sembra giocare un ruolo importante, il Pdl cala un asso e candida Paolo Manganiello.

Operatore culturale a tutto tondo, le competenze di Manganiello, in particolare su teatro e cinema, hanno avuto in passato riconoscimenti ‘’bipartisan’’.

Attualmente, tra l’altro, dirige e coordina le attività del Teatro tenda in piazza Unità d’Italia. Si parte subito con un conflitto d’interessi? ‘’Neanche per niente – dice il diretto interessato – il 31 maggio il Teatro tenda chiude e quindi il problema non si pone’’.

Ok, qualcuno dice però che la sua collocazione non era esattamente nel centrodestra. Perché si candida con il Pdl?

‘’E’ vero, il Pdl non è stato in passato il mio credo politico, così come non lo sono stati altri. Diciamo anche che ormai in Italia un luogo politico non è più identificativo di qualcuno o di qualcosa. Detto questo, ho aderito alla possibilità che mi ha dato il sindaco Giulio Marini di poter portare avanti un progetto culturale, e di poterlo fare da operatore culturale. Grazie a Marini spero di avere l’opportunità di mettere al servizio della città un’idea nuova di cultura’’.

‘’Credo – continua Paolo Manganiello – che la politica culturale di un capoluogo non debba essere rivolta a importare grossi eventi. Fare cultura significa mettere in campo iniziative e metodi nuovi che permettano di illuminare la città dal suo interno. Detto in modo diverso: non penso che la città diventi un’attrazione solo se importa eventi ma se riuscirà a portare fuori la sua luce. La luce dei suoi fermenti culturali’’.

A sentirla, sembra che già parli da assessore comunale alla Cultura.

‘’Andiamoci piano. Non c’è nessuna ambizione da parte mia, né, tantomeno, designazioni o accordi in tal senso. Certo, qualora mi si chiedesse, mi sentirei pronto e sa da cosa partirei?’’.

Ce lo dica.

‘’Partirei dalla sburocratizzazione dell’iter amministrativo che frena l’iter di tutte le iniziative. La progettazione, la proposta, la realizzazione e la liquidazione di un’iniziativa oggi va a sbattere contro il muro della burocrazia che molto spesso, oltre a mortificare i diretti interessati, frena la domanda di cultura’’.

Sono in molti in queste elezioni comunali a puntare sulla Cultura. Cosa differenzia il suo programma da quello degli altri. In particolare da quello di Filippo Rossi che della cultura ha fatto una bandiera del suo movimento?

‘’Intanto il programma di Filippo Rossi non l’ho ancora visto. Premesso che collaboro con Caffeina e che Rossi mi ha sempre lasciato libero nei linguaggi e nelle scelte, dandomi praticamente carta bianca, la mia idea di politica culturale è quella di lavorare sui figli di quelle famiglie che non seguono la politica culturale perché non sanno cos’è. Parole come sensibilizzazione, formazione e crescita per me sono basilari. Più che portare le solite cinquecento persone ad assistere ad un grosso evento, preferirei svolgere seminari con tremila bambini al seguito’’.

‘’Ci giochiamo tutto – insiste Paolo Manganiello – sulla formazione delle giovani generazioni. E’ lì che dobbiamo rivolgere lo sguardo, investire energie e soldi. Le scuole, in questo senso, dovranno diventare fondamentali in questa nuova idea di politica culturale, così come il lavoro nei bacini del disagio sociale. Malati psichici, portatori di handicap, ex tossicodipendenti e detenuti dovranno essere direttamente coinvolti per vivere la politica culturale della città. Penso al Festival del teatro integrato di Arezzo e credo che sia una formula su cui lavorare anche a Viterbo’’.

‘’Chi viene nella nostra città – conclude Manganiello – non dovrà venire solo per ascoltare Tizio o Caio in tournée, ma soprattutto per il piacere di confrontarsi con una mentalità aperta alla cultura, all’accoglienza, alla condivisione, al confronto. Dovrà trovare ragazzi che sanno cosa significa prendere in mano una chitarra, sedersi davanti a un pianoforte, montare un palco, recitare o semplicemente pronti a parlare di cinema, di teatro e dei linguaggi culturali’’.

Che sia questa l’evoluzione del ‘’teatrino’’ per ridare dignità anche al ''Teatro'' della politica? Fra un mese la risposta.






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