

Il tribunale di Milano ha prosciolto con un doversi procedere per intervenuta prescrizione Silvio Berlusconi dall'accusa di avere corrotto il testimone David Mills. Questo significa che i giudici non hanno ravvisato le condizioni per assolvere l'imputato perché, in quel caso, avrebbero dovuto farlo con la formula più favorevole. Il pm aveva chiesto 5 anni di reclusione. Accolta la richiesta degli avvocati, Niccolò Ghedini e Piero Longo, di assolvere l'ex premier «perché il fatto non sussiste». «Non ci sono prove, agite senza timore», hanno affermato rivolgendosi ai giudici prima di riunirsi in camera di consiglio.
LA MEMORIA DIFENSIVA - «Voglio ricordare che l'attuale capo di imputazione costituisce un radicale e profondo rimaneggiamento costruito ad arte dal pubblico ministero». È quanto scrive l'ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella sua memoria difensiva, pubblicata da Il Giornale, in merito al caso Mills in cui è imputato per corruzione in atti giudiziari. «Se un tribunale non vuole ascoltare i testimoni della difesa e ammette solo quelli dell'accusa, è ovviamente impossibile pervenire a una sentenza giusta», continua. «Ritengo di avere il diritto di aspettarmi da questo Collegio non una sentenza di prescrizione, ma invece una sentenza di piena assoluzione per non avere commesso il fatto», conclude.
L'UDIENZA DEL 15 FEBBRAIO - Secondo la memoria depositata dal pm Fabio De Pasquale, era impossibile sottoporre a indagine l'avvocato inglese David Mills già nel 1995, come sostiene la difesa di Berlusconi, perché solo a distanza di anni si scoprì che il legale inglese creatore del sistema offshore utilizzato dalla Fininvest aveva falsificato documenti a favore del gruppo. La tesi dei legali dell'ex premier è, invece, che se Mills fosse stato indagato nel 1995 e sentito in tale veste, poi non sarebbe stato possibile accusarlo di falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari. Nell'udienza del 15 febbraio scorso il pm ha chiesto una condanna di cinque anni per Berlusconi. Inoltre, la presidenza del Consiglio dei ministri ha chiesto che Berlusconi risarcisca 250mila euro perché il reato di corruzione in atti giudiziari già riconosciuto dalla Cassazione in questa vicenda è lesivo dell'immagine della pubblica amministrazione e della presidenza del consiglio.
IL COMUNICATO DI BERLUSCONI- «Si tratta» ha scritto l'ex capo del governo in un comunicato «di uno dei tanti processi che si sono inventati a mio riguardo. In totale più di cento procedimenti, più di novecento magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo, 588 visite della polizia giudiziaria e della guardia di finanza, 2600 udienze in quattordici anni, più di 400 milioni di euro per le parcelle di avvocati e consulenti. Dei record davvero impressionanti, di assoluto livello non mondiale ma universale, dei record di tutto il sistema solare». Nella nota Berlusconi fornisce la sua versione su una serie di aspetti del processo, a cominciare dalla questione della prescrizione: «Già tre anni fa il processo sarebbe caduto in prescrizione, se nel febbraio 2008 la Procura di Milano non si fosse inventata la stupefacente tesi che il reato di presunta corruzione non si perfeziona nel momento in cui il corrotto riceve i soldi dal corruttore, ma nel momento in cui comincia a spenderli! Cioè due anni dopo, proprio in tempo per far scattare in avanti i termini della prescrizione».
(Corriere.it)