ANNO 16 n° 275
Processo Breivik: «Lo rifarei di nuovo»
18/04/2012 - 09:57

Nessun pentimento. Anzi, Anders Behring Breivik non ha dubbi: «Lo riferei di nuovo». Secondo giorno di processo. Il killer, accusato di aver ucciso 77 persone, sale alla sbarra e senza timidezza spiega: «Ho eseguito l'attacco più sofisticato e spettacolare in Europa dalla seconda Guerra mondiale». La testimonianza si è svolta a porte chiuse. L'uomo ha paragonato il campus Utoya e campi addestramento gioventù hitleriana.

ALLA SBARRA- «Sono un rappresentante del movimento di resistenza norvegese ed europea e della rete del Cavalieri Templari». È cominciata con queste parole la deposizione di Breivik. Il 33enne ha detto che i ragazzi uccisi a colpi di pistola da distanza ravvicinata non erano «bambini innocenti, ma militanti del partito laburista». Per lui: «Uccidere 70 persone può impedire una guerra civile».

E ha aggiunto: «Morire per il nostro popolo non è soltanto un nostro diritto ma un dovere. Non sono spaventato dalla prospettiva di stare in prigione per il resto della mia vita. Sono nato in una prigione, una prigione che si chiama Norvegia». E non finisce qui: «Le persone che mi accusano di essere malvagio, confondono il fatto di essere malvagi con l'essere violenti», si difende il killer che si è professato non colpevole. La differenza, secondo Breivik, risiede nelle intenzioni: certi atti di violenza possono prevenire violenza maggiori. «Quando la rivoluzione pacifica è impossibile, l'unica via è la rivoluzione violenta».

IL COLPO DI SCENA- Il secondo giorno si è aperto con un colpo di scena. La Corte discuterà della richiesta di pm, difesa e avvocati delle vittime di ricusare uno dei giurati per un suo commento sulla pena di morte. Il giorno dopo l'attentato un giurato, Thomas Indreboe, ha pubblicato su un forum online un commento nel quale affermava che Breivik meritava la pena di morte per il massacro da lui compiuto. In Norvegia non esiste la pena di morte. Se Indreboe venisse rimosso sarebbe sostituito dal giurato di riserva Elisabeth Wisloeff. Breivik è arrivato all'udienza con un sorrisetto prima di ripetere il saluto con il pugno alzato che aveva già fatto lunedì.

corriere.it






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